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CARO BENZINA/ Altro che petrolieri, il vero inganno è delle associazioni dei consumatori

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Il nocciolo del problema è tutto qui. E i numeri lo spiegano bene: l’Italia ha 23mila distributori, cioè un punto vendita ogni 13,5 chilometri, la Francia 13.600 impianti, uno ogni 40 chilometri, la Germania 15mila punti vendita, cioè uno ogni 23 chilometri. Tradotto per chi non ama le cifre: in Italia si fa meno strada per fare benzina, ma si paga (in media ovviamente, ma non sempre) un po’ di più che altrove. I maggiori costi dovuti alle rigidità nazionali sono anche stati calcolati in modo più preciso da Nomisma Energia. Nel dettaglio: se in Italia la benzina fosse venduta negli ipermercati, il prezzo medio potrebbe scendere di mezzo centesimo o qualcosa di più. Se ci fossero più impianti self-service potrebbe costare 1 altro cent in meno al litro. Mentre se avessimo la metà degli impianti attuali il prezzo medio calerebbe di altri 0,7 cent al litro. Se poi la liberalizzazione fosse totale, se cioè i benzinai potessero vendere anche piadine, caffè, detersivi e via dicendo, ecco che potremmo recuperare un altro centesimo. Annullando la differenza con l’Europa.

 

Orrore! Stando a queste cifre, le compagnie sarebbero assolte dalle accuse di inganno e di speculazione che i consumatori e i giornali in vena di cavalcare ondate populistiche avrebbero mosso fino a ora, peraltro senza fornire mai prove valide o sufficienti. Ma noi aggiungiamo un’altra cifra: 14-15 centesimi al litro. È il margine lordo sulla benzina a copertura dei costi di distribuzione, che incorpora l’utile dei petrolieri, gli incassi dei gestori, le promozioni, il costo del trasporto, le opere di manutenzione agli impianti. Bene, negli ultimi 20 anni è rimasto invariato. Segno che, picchi o no del petrolio, di truffe colossali alle nostre spalle non ce ne sono state.

 

Un altro esempio aiuta a capire meglio il concetto. Il profitto delle compagnie petrolifere ammonta a circa 1 centesimo al litro. Dunque, per fare un esempio, se per caso un giorno una compagnia decidesse di aumentarsi scandalosamente del 10% l'utile personale, guadagnerebbe 1,1 cent per ogni litro venduto. Se non venisse scoperta, farebbe soldi a palate, lucrerebbe alle nostre spalle in modo vergognoso, si tratterebbe di un furto in piena regola che andrebbe punito e sanzionato. Però a noi tutto questo alla fine costerebbe circa 5 centesimi per un pieno di benzina.

 

Una tassa odiosa e lo scandalo, ovvio, ci sarebbe tutto. Ma da qui a parlare di famiglie italiane impoverite a causa delle truffe sul prezzo della benzina ce ne passa. Soprattutto se non si conduce una campagna altrettanto vigorosa per ricordare che ad avere pesato sui bilanci delle famiglie in questi anni sono stati soprattutto i costi dei servizi bancari, finanziari e assicurativi (l'Rc auto ad esempio) e le tariffe dei servizi pubblici. Ma questo è un altro discorso.

 

Insomma, cerca cerca, di grandi inganni sulla benzina finora ne abbiamo trovati solo leggendo le dichiarazioni delle sedicenti associazioni a difesa dei consumatori. Per questo, come le persone più serie sanno, per risolvere il problema del prezzo della benzina e allinearlo il più possibile alla media europea si tratta di intervenire sulla rete. Come? Il governo ci sta provando. La riforma delineata prevede di aumentare la diffusione degli impianti self-service, di far crescere il numero dei distributori senza marchio, dove la benzina può costare anche 19 cent in meno al litro, di permettere alle catene della Grande distribuzione di aprire propri punti vendita, di diminuire il numero di impianti complessivi, di aiutare i piccoli benzinai a vendere anche altro, di introdurre un meccanismo per definire il prezzo settimanalmente.

 

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COMMENTI
19/05/2010 - senza marchio e senza paura (Antonio Servadio)

Benzine senza marchio ? Certamente ! Perchè tanto il marchio resta chiuso nel serbatoio e tutti i marchi vengono carburati dal motore nello stesso modo, indifferentemente. Purché non si vada incontro al rischio di rifornimenti taroccati, ad es. con gasolio sporco, che mi rende di meno e infine è come se lo pagassi ancora di più. E' pur vero che le compagnie petrolifere non fanno beneficenza (neppure gli editori), ma vedo che non viene data notizia della crisi che colpisce tante aziende nel settore del petrolio, quelle che dove ci sono stati licenziamenti, blocco assunzioni, cancellazione di progetti di ricerca o di sviluppo etc. L'industria del petrolio non coincide con i grandi marchi della distribuzione. Non è tutt'oro quel che luccica.