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CARO BENZINA/ Altro che petrolieri, il vero inganno è delle associazioni dei consumatori

Pubblicazione:martedì 18 maggio 2010

Foto Ansa Foto Ansa

La verità fa male. Quella sul prezzo della benzina ancora di più. Perché se ci mettiamo a raccontarla tutta, magari scopriamo che ad averci ingannato per anni non sono state tanto le compagnie petrolifere - che comunque non è che agiscano proprio come delle organizzazioni di beneficenza -, ma piuttosto le associazioni dei consumatori. Forse non tutte, ma la maggioranza certamente sì.

 

Un’industria della bufala che meriterebbe più l’attenzione del Comitato italiano affermazioni sul paranormale che non il rispetto dei vari Mister prezzi, per non dire dell’attenzione di ministri della Repubblica. E fortuna che il loro ruolo ha un impatto limitato - esclusi gli euro di sovvenzioni pubbliche elargite sulla base delle presunte adesioni - sulle tasche dei consumatori. Perché una cosa è certa: se le compagnie petrolifere operassero con la proverbiale “correttezza” e onestà intellettuale delle associazioni dei consumatori, la benzina costerebbe molto più di oggi, ma molto e molto di più. Proviamo a spiegare il perché.

 

Tanto per cominciare, quando ci interroghiamo sulla correttezza o meno del prezzo della benzina al distributore, dobbiamo tenere presente che questo non è affatto legato al listino del petrolio, ma a quello dell’indice internazionale Platts, che opera una media dei prezzi dei prodotti petroliferi raffinati per aree geografiche, e che spesso ha un andamento divergente rispetto a quello del greggio. Dunque non ha proprio senso produrre raffronti dozzinali tra l’andamento del prezzo del petrolio e quello della benzina, come invece fanno regolarmente le associazioni dei consumatori.

 

Altra cosa da imparare è che la materia prima, il greggio, è quotata in dollari, mentre la benzina al distributore è pagata in euro. Dunque, quando qualcuno vi propone un raffronto tra il prezzo internazionale del petrolio in dollari in un determinato periodo e il listino al distributore in euro - come hanno sempre fatto in questi anni le associazioni dei consumatori - e invece non vi dice nulla del cambio euro-dollaro, state tranquilli che vi sta nascondendo un’informazione decisiva (ad esempio, in questi giorni la quotazione dell’euro è ai minimi da quattro anni).

 

Ma c’è un’altra cosetta importante da sapere, un elemento che chi ha studiato un po’ di matematica alle scuole medie riesce a cogliere al volo. Il peso delle tasse su un litro di benzina in Italia è pari a circa il 60%, mentre quello della materia prima petrolio, dunque togliendo anche il costo della raffinazione e del trasporto, si aggira sul 25-30%.

 

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COMMENTI
19/05/2010 - senza marchio e senza paura (Antonio Servadio)

Benzine senza marchio ? Certamente ! Perchè tanto il marchio resta chiuso nel serbatoio e tutti i marchi vengono carburati dal motore nello stesso modo, indifferentemente. Purché non si vada incontro al rischio di rifornimenti taroccati, ad es. con gasolio sporco, che mi rende di meno e infine è come se lo pagassi ancora di più. E' pur vero che le compagnie petrolifere non fanno beneficenza (neppure gli editori), ma vedo che non viene data notizia della crisi che colpisce tante aziende nel settore del petrolio, quelle che dove ci sono stati licenziamenti, blocco assunzioni, cancellazione di progetti di ricerca o di sviluppo etc. L'industria del petrolio non coincide con i grandi marchi della distribuzione. Non è tutt'oro quel che luccica.