BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CRAC GRECIA/ 1. Quadrio Curzio: tre proposte per salvare l'Europa

Pubblicazione:

Jean-Claude Trichet (Foto Imagoeconomica)  Jean-Claude Trichet (Foto Imagoeconomica)

La tempesta sull'Europa non sembra ancora passata. Il piano salva-euro, varato quasi dieci giorni fa, ha avuto il merito di frenare l’ondata speculativa e di prendere tempo per studiare soluzioni strutturali per salvare un sistema economico ormai sommerso dal debito. In questi giorni si è parlato di rivedere il Patto di stabilità e crescita, concentrando l’attenzione sul rapporto debito/Pil (fissato al 60%), aumentando al contempo i poteri dell’Istituto europeo di statistica (Eurostat), così da evitare che i paesi possano presentare dati “truccati”, come ha fatto in passato la Grecia. Un’Europa che sembra quindi destinata a cambiare volto. Ne abbiamo parlato con Alberto Quadrio Curzio, economista e Preside della facoltà di Scienze politiche dell'Università Cattolica di Milano.

 

Professore, cosa pensa delle proposte che stanno emergendo in questi giorni e che potrebbero cambiare volto all’Europa?

 

Il progetto della Commissione europea per rafforzare il coordinamento delle politiche economiche e il Patto di stabilità è importante nel metodo, con qualche riserva nel merito. Nel metodo e nel merito, il controllo preventivo sui programmi di bilancio dei Paesi membri, la richiesta vincolante di correttivi, la sanzionabilità di chi viola gli obiettivi con depositi vincolati fruttiferi e con blocchi sull’utilizzo dei fondi comunitari, sono tutte misure condivisibili che aumentano il "potere federale” della Commissione e del Consiglio.

 

Quali sono le sue riserve sul merito?

 

La maggior attenzione sul rapporto debito/Pil è condivisibile, purché non diventi l’obiettivo dominante con un cronogramma troppo ristretto che guarda solo al numeratore. Ciò che importa è che tale rapporto sia sostenibile e non in aumento con un'economia che cresce. Conta anche il livello del debito privato. Non vorrei che imporre, in queste condizioni di crisi, un rientro troppo accelerato dei debiti su Pil verso il “fatidico” 60% possa comportare delle conseguenze troppo negative sulla crescita che potrebbero essere compensate da iniziative europee.

 

In questa direzione, lei è sempre stato un promotore degli eurobond: conferma che dovrebbero essere tra le prime misure da mettere in campo per bilanciare rigore sui conti pubblici nazionali e spinta alla crescita?

 

Non c’è dubbio. In Europa non c’è un singolo Paese che possa rilanciare la crescita e nel contempo sistemare i conti pubblici. Né basta il coordinamento. Per questo da tempo propongo, in linea con Delors, Tremonti e Prodi, l’emissione degli eurobond per finanziare grandi investimenti. Il debito di eurolandia sarebbe il pendant dell’euro, dovrebbe essere governato dall’Eurogruppo e affiancato da altri tre strumenti di politica economica e fiscale.

 

Quali?

 

CLICCA SUL PULSANTE >> QUI SOTTO PER CONTINUARE A LEGGERE L'INTERVISTA



  PAG. SUCC. >