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Economia e Finanza

CRAC GRECIA/ La nuova moneta che può salvarci dalla crisi

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Voglio subito chiedere scusa a quanti, dopo aver letto queste righe, avessero sentito come un pugno nello stomaco. Ma se da diversi anni spendo le mie energie per diffondere questo tipo di informazioni, non è per far star male la gente, ma per diffondere una speranza.

 

E la speranza nasce solo da una fede, cioè da una esperienza, da un fatto di cui si fa esperienza, cioè da un fatto di cui si coglie il significato. E io vedo che, nonostante tutte le cose meschine che accadono e che vengono amplificate dai media, tra la gente c’è ormai diffusissima una grande sensibilità che ormai “è tutto sbagliato, è tutto da rifare”. Gente che, animata da un ideale, si rimbocca le maniche. E chissà quanti altri sarebbero pronti a rimboccarsi le maniche, se solo avessero un barlume di speranza.

 

Voglio dire che la materia prima per rifondare tutto da zero, cioè un popolo, quello c’è davvero. Occorre allora prendere coscienza del momento di crisi profonda che, moralmente e umanamente, la società moderna sta affrontando. E della crisi economica durissima che ci attende. E rimboccarsi le maniche, perché potremmo essere al principio di una rivoluzione epocale, di quelle che rimarranno nei libri di storia.

 

Per aiutarci in questo, propongo un brano tratto da un libro di un filosofo contemporaneo, che descrive il momento in cui l’impero romano andava in rovina e sembrava che ogni forma di civiltà (come allora era conosciuta) andasse in rovina, e il mondo sembrava dovesse cadere in preda delle popolazioni barbare. Scriveva dunque Alasdair McIntyre, nel descrivere la situazione esistenziale dei cristiani al tempo della caduta dell’impero romano:

 

“Un punto di svolta decisivo in quella storia più antica si ebbe quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium. Il compito che invece si prefissero (spesso senza rendersi conto pienamente di ciò che stavano facendo) fu la costruzione di nuove forme di comunità entro cui la vita morale potesse essere sostenuta, in modo che sia la civiltà sia la morale avessero la possibilità di sopravvivere all’epoca incipiente di barbarie e di oscurità.

 

Se la mia interpretazione della nostra situazione morale è esatta, dovremmo concludere che da qualche tempo anche noi abbiamo raggiunto questo punto di svolta. Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che già incombono su di noi.

 

E se la tradizione delle virtù è stata in grado di sopravvivere agli orrori dell’ultima età oscura, non siamo del tutto privi di fondamenti per la speranza. Questa volta, però, i barbari non aspettano al di là delle frontiere: ci hanno governato per parecchio tempo. Ed è la nostra consapevolezza di questo fatto a costituire parte delle nostre difficoltà. Stiamo aspettando: non Godot, ma un altro San Benedetto, senza dubbio molto diverso”. (Alasdair MacIntyre, «Dopo la virtù», p. 313, Feltrinelli, 1993).

 

Ormai è il momento di dare una definizione di moneta. E di iniziare a parlare di Moneta Complementare. Cioè di una storia che già sta accadendo, e che solo in pochissimi conoscono. Così, mentre le borse crollano, cercheremo di rimanere in piedi.

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COMMENTI
27/05/2010 - per a.terzi: dove li prende i soldi la banca? (romano calvo)

L'obiezione del lettore Alessio Terzi, è corretta per le imprese non bancarie. Se io creo una impresa ci metto i miei soldi nel capitale. Ma se la banca centrale compra titoli di stato, in cambio stampa moneta, cioè crea valore dal nulla. Il patrimonio netto, nei principi di contabilità, sta ad indicare risorse di capitale che l'azionista ci ha messo di tasca propria. La passività di una banca centrale è rappresentata da denaro stampato dal NULLA. Per questo è necessario modificare le regole: la creazione di moneta dal nulla è una funzione eminentemente pubblica, che deve spettare solo ed esclusivamente allo Stato. Se poi le banche centrali vogliono acquistare titoli di stato, lo facciano con i fondi derivanti dai depositi (cioè con i risparmi che abbiamo loro affidato mediante il sistema bancario). E allora potranno iscriverli a passività. Ha ragione Passali: occorre separare la moneta dal debito. La prima deve essere creata (e controllata) dallo Stato e serve per svolgere le sue tre funzioni (e siccome è un circolante, come l'aria che respiriamo, in determinate quantità non crea inflazione ed in quella quantità consente allo Stato di pagare le opere pubbliche). Se poi, nonostante ciò lo Stato deve ulteriormente indebitarsi (ma una politica accorta dovrebbe evitarlo) allora che siano i cittadini a comperare i titoli di Stato. In questo schema le banche perdono la funzione oggi più remunerativa,ma è proprio questa la rivoluzione. romano.calvo@libero.it

 
19/05/2010 - la vecchia moneta (Michele Terzi)

Ho letto l'articolo ma ho qualche appunto da fare. La moneta è nel passivo della bce? mi sembra la cosa più naturale del mondo e non potrebbe essere altrimenti. Se io fondo un'impresa e ci verso 100€ questi 100€ andranno conteggiati nel passivo, ossia il posto dove si scrive il patrimonio netto, la tua ricchezza. secondo lo stesso principio la bce inserisce la moneta che produce nel passivo perché sono soldi che "entrano" e non che "escono". la cosa è assolutamente corretta e non centra nulla col debito. Quando la moneta vine immessa sul mercato tramite l'acquisto di titoli si crea una posta attiva che controbilancia la posta passiva. Questo è il normale funzionamento della partita doppia. Riguardo alla sovranità della moneta lo stato NON può stampare moneta pena la svalutazione di questa e l'iperinflazione. è costretto a farla stampare ad una banca centrale indipendente che ne garantisca il valore, valore che non dipende dall'oro a garanzia di essa, ma dalla sua abbondanza rispetto all'economia sottostante. La moneta in fin dei conti ha valore in virtù della legge che la considera un metodo di pagamento a vista. Si chiama corso forzoso ed il cittadino può convertirla in oro solo sul mercato e non in banca. Ne consegue che la banca non può fallire per mancanza di oro. La moneta in fin dei conti è semplicemente una convenzione che si usa al posto del baratto, un modo per non andare al supermercato e pagare la spesa con 1 capretto e 2 galline.

 
19/05/2010 - domanda (Stefano Gianni)

sarebbe utile sapere cosa intende per moneta complementare. Tutto il resto è molto chiaro. Grazie

RISPOSTA:

Giovanni Passali mi ha già fatto sapere che nei prossimi contributi continuerà a parlare di moneta complementare e a spiegarne definizione e utilità. (Lorenzo Torrisi)

 
19/05/2010 - Moto Morini 50 (Diego Perna)

Quand'ero un ragazzino di 14 /15 anni mi venne regalato un motorino. Con i miei amici di strada, vivevo in periferia di una cittadina, e ognuno aveva il suo, facevamo le gare a chi andava più veloce. Sapevo perfettamente come funzionava il motore di quel mitico Moto Morini 50, tutto costruito in Italia, lo smontavo e lo rimontavo, pezzo per pezzo, e ne capivo sempre più il funzionamento. Il rischio che oggi corriamo è non sapere più come funziona il mondo, diamo tutto per scontato, tutto è automatico,basta un clic, usiamo tutto come fosse magico. Invece non è così, anche se viene circondato volutamente da un'aura di mistero, la dove mistero non ce n'è nemmeno un briciolo. Oggi, quanto è conosciuto da pochi, è usato a fini egoistici, con la parvenza che sia per il bene di tutti. In Italia, non so negli altri paesi, manca una cultura economica, con grave danno per tutti, andrebbe insegnata come l’ italiano o la matematica. L'economia è infatti fattore sostanziale della politica, e non capire il motivo di alcune scelte, che influiscono sulla ns vita quotidiana, significa anche essere guidati da politici e intellettuali che a parole dicono delle cose, ma poi nei fatti fanno l'esatto contrario (sembra banale e scontato, ma sfido la maggior parte degli elettori a capire un programma di politica economica e capirne le conseguenze a breve o a lungo termine) Fidarsi poi, non è proprio il massimo, visti i risultati. Grazie anche per la parte conclusiva……Buona giornata