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FINANZA/ Allarme mutui: l’Euribor potrebbe risvegliarsi

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Che cosa succederà adesso? I mercati sono sotto sedativi da più di un anno, ormai. A fronte di svalutazioni colossali, le istituzioni finanziarie sono riuscite a raccogliere capitale per 1.515 miliardi di dollari [3]. Una cifra quasi impensabile, raccolta senza seminare il panico. Ma tutti questi soldi presto o tardi andranno remunerati. Ignorare questo aspetto, l’elemento remunerativo, significa esporsi al rischio che, una volta puntellato il mercato del debito, a collassare nello smarrimento generale sia il mercato azionario.

 

C’è una considerazione ulteriore da affrontare a questo punto. Una considerazione che prende spunto dalla nostra saggezza nazionalpopolare. Come recita il proverbio, è inutile fare i conti senza l’oste. Fuor di metafora, senza l’intervento pubblico di molti Stati - intervento decisivo in più di un Paese - la terapia dei sedativi non sarebbe mai stata possibile. E la terapia, a giudicare dall’andamento dei debiti pubblici, non sembra essere priva di costi.

 

È possibile che presto le banche centrali tenteranno un risveglio graduale dei mercati. In Europa la Bce interverrà sui prestiti in cambio di titoli e con ogni probabilità abbandonerà la procedura semplificata per ritornare a un regime di tassi variabili, determinati dall’incontro tra domanda (tanta) e offerta di liquidità. Forse il risveglio dei mercati sarà privo di ricadute, seguirà un percorso di stabilità e si assesterà su livelli di crescita sostenibile, quella terra promessa della finanza che in tanti ormai invocano a gran voce. Oppure, la corsa dei tassi ritornerà febbricitante, una caccia affannosa all’accumulo di nuovo debito, come e più di prima.

 

In mezzo a questi due scenari, uno idilliaco e l’altro catastrofico, corre una strada impervia, l’immobilismo dello status quo. Ma una volta giunti a metà del guado, restare immobili per non correre alcun rischio è il più grande tra tutti i rischi.

 

[3] Fonte: Bloomberg.



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