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Economia e Finanza

FINANZA/ Allarme mutui: l’Euribor potrebbe risvegliarsi

Il tasso euribor è oggi prossimo all’1%. Eppure un anno e mezzo fa era superiore al 5,5%. JAMES CHARLES LIVERMORE ci spiega che presto potrebbe tornare ad aumentare

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Remunerare un importo in euro, preso a prestito per un anno sul mercato interbancario europeo, costa al momento 1,257%. Tanto valeva ieri il celebre Euribor a 12 mesi, tasso di riferimento pubblicato giornalmente dalla Bce.

 

Molto si è detto sull’efficacia di questo indice, sulla sua reale capacità di mettere a fuoco una figura complessa quale l’euro-sistema, specie su orizzonti temporali di breve periodo. Vero è che i numeri salgono sul banco degli imputati solo quando, a posteriori, rivelano il profilo ambiguo di Cassandre colpevolmente ignorate.

Discussioni accademiche a parte, all’Euribor va riconosciuto un merito indiscutibile: saper riassumere, in un semplice numero percentuale, il costo di un sistema. E dal costo-base di un sistema derivano a cascata i costi sostenuti da chi in quel sistema vive: l’Euribor è il barometro del mutuo sulla casa e del prestito all’azienda. L’Euribor incide sul carovita, suggerisce a banche e assicurazioni i rendimenti da garantire a chi risparmia in euro.

Oggi fare banca nel sistema europeo, ovvero intermediare in euro per un periodo pari a un anno, costa ad un’istituzione finanziaria l’1% circa. Un anno e mezzo fa, il 2 ottobre 2008, lo stesso indice marcava 5,526%. Cosa è successo in questi mesi? La bussola è impazzita? O forse, questo indice dal nome semiserio, così simile a una spada conficcata nella roccia, ha registrato sottotraccia un fenomeno interessante?

Vivere su tassi impennati non è sempre sinonimo di buona salute. Nel 2008 la febbre era alta e quel 5% sta lì a ricordarlo. Tuttavia, un costo del denaro sul punto percentuale costringe a una riflessione sulle condizioni attuali del mercato finanziario europeo. E per farlo, occorre esaminare la terapia che dal picco febbricitante ci ha condotto a questo flebile 1%.

Con l’esplodere della crisi, le principali banche centrali, compresa quella europea, hanno reagito con tempistica apprezzabile, immettendo nel sistema ingenti disponibilità di cassa. Il meccanismo si è rivelato semplice e molto efficace: con cadenza settimanale le banche centrali concedevano - e tutt’ora concedono - liquidità a tassi minimi in cambio di titoli ritenuti affidabili.

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