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IL CASO/ Quell’accademia che “insegna” a trovare lavoro

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Riteniamo importante, e poco sfruttato, lo strumento dell’apprendistato in tutte le sue sfaccettature, con l’inserimento lavorativo post scuola. Vogliamo inoltre migliorarci, perché notiamo che spesso si guarda poco al reale spazio che c’è sul mercato del lavoro, e si fanno percorsi formativi che qualche volta risultano inutili, perché non aiutano chi ha perso il posto a reinserirsi. Dobbiamo quindi capire qual è l’effettiva domanda e la maniera migliore per formare le persone che vogliamo inserire nel mondo del lavoro. In ogni caso, il tema che desideriamo approfondire di più in questo primo anno è quello della continuità professionale.

 

Può spiegarci di che cosa si tratta?

 

Chi perde il lavoro ha bisogno di essere incontrato, di essere analizzato per capire le reali competenze accumulate nelle precedenti esperienze lavorative. A quel punto è possibile prevedere formazione specifiche utili a reinserire la persona nel mondo del lavoro in modo stabile. Ma faremo dell’altro per aiutare chi cerca impiego.

 

Che cosa?

 

Cercheremo, attraverso i nostri osservatori territoriali, di trovare gli strumenti migliori per aiutare le persone che hanno perso lavoro a ritrovarlo. Per chi invece deve trovare il primo impiego, occorre una valorizzazione della scuola professionale, che spesso è ritenuta una sorta di scuola di serie B per i profili più bassi. In Italia ci sono invece tanti talenti, così come i possibili sbocchi sul mercato del lavoro. Bisogna quindi creare uno vero trait d’union tra scuola e lavoro, tenendo sempre a mente anche le peculiarità del territorio in cui ci si trova, quello di cui le imprese in loco hanno bisogno.

 

Voi siete un soggetto privato che lavora a stretto contatto con il settore pubblico. Questa sinergia funziona?

 

Riteniamo che quello delle politiche attive sia un metodo corretto per aiutare chi cerca lavoro, perché va a stimolare il desiderio, la capacità personale dei singoli di mettersi in gioco. Lavorare sulla propria impiegabilità è certamente meglio che ricevere dei sussidi rimanendo disoccupati. Oltre al sostegno al reddito, occorre quindi fare in modo che le persone possano essere effettivamente reinserite nel mondo del lavoro e questo il pubblico e il privato possono farlo benissimo insieme.

 

Un’area che soffre particolarmente il problema del lavoro è il Sud. Che situazione vedete e come pensate di intervenire in questa zona?

 

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