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Economia e Finanza

CRAC GRECIA/ Gli Usa pronti ad affossare l'euro per salvare Wall Street

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Il rischio, purtroppo, è decisamente alto. Quando Jeronimo Da Sousa, leader dei comunisti portoghesi, parla apertamente della propria nazione come di un "protettorato di Bruxelles" e invoca una nuova guerra civile come quella che nel 1383 vide i portoghesi scacciare gli oppressori stranieri, c'è poco da stare tranquilli: le parole sono pietre. E ci vuole poco, quando la tensione sale, a trasformare le parole in bottiglie incendiarie: la Grecia ce lo ha tragicamente insegnato in tempi molto recenti. Quando un giornalista attento come Ambrose Evans-Pritchard dedica la sua column al fatto che «l'estrema sinistra europea, da Rifondazione comunista a Izquierda Unida, sta fornendo l'unica risposta coerente alla follia dell'unione monetaria europea e del suo sviluppo, parlando chiaramente della necessità di creare un'unione fiscale per poter uscire dall'impasse in maniera strutturale» significa che i tempi necessitano una riflessione supplementare: Ambrose, di cui mi onoro di essere amico, è un convinto sostenitore del libero mercato, un liberale ante-litteram: se arriva a questi paradossi, significa che siamo sull'orlo del baratro.

 

L'Unione sta saltando, lo dicono i dati: il costo del lavoro in Germania, tra il 2000 e il 2008, è cresciuto del 7 per cento contro il 34 per cento dell'Irlanda, il 30 della Spagna, del Portogallo e dell'Italia, il 28 per cento della Grecia e Olanda e il 20 per cento in Francia. Di più, mentre nello stesso periodo la Germania ha accumulato un surplus di 1,26 miliardi di euro, la Spagna creava un deficit di 598 miliardi di euro e il Portogallo di 273 miliardi: due mondi completamente diversi uniti, artificialmente, solo da una moneta unica. Non è un caso che Peter Gauweiler, politico bavarese, abbia avanzato un'istanza di blocco del salvataggio deciso dall'Ue, dicendo che questo mina alle fondamenta la politica monetaria europea fissata dal Trattato di Maastricht: al di là del gioco parallelo deciso da Merkel e Bundesbank, intenzionati a godere sia politicamente che economicamente di questa speculazione forzata, è difficile dargli torto.

 

L'euro sta diventando la turbina di un nuovo odio "tribale" all'interno dell'euro, una sorta di veleno che sta penetrando in profondità e rendendo ingestibile il divario Nord-Sud: un capolavoro di monsieur Delors, per dirla con Ambrose Evans-Pritchard. Quanto durerà la colla che tiene insieme l'Europa non è dato a sapersi, di certo c'è solo il fatto che le crepe divengono sempre più visibili giorno dopo giorno. Attenzione, poi, al crash borsistico in arrivo su Wall Street: se, come sembra, arriverà questa settimana, Washington dovrà reagire con ogni mezzo per salvarsi. E l'euro, ad occhio e croce, appare la vittima sacrificale.

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