BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

MANOVRA/ Forte: così la tecnocrazia di Tremonti "rovina" la nuova finanziaria

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Riequilibrare i conti della sanità e delle pensioni in modo tendenziale genera un vantaggio per la società, per il cittadino della classe media e della classe bassa, perché questi sistemi messi in sicurezza funzioneranno senza la necessità di tagli sgradevoli in futuro.

 

A proposito di sanità, all’inizio si era parlato della possibilità di introdurre i ticket. Cosa ne pensa?

 

Ritengo che sarebbe tutto molto più semplice se lo Stato dicesse alle Regioni che ogni anno è disposto a stanziare, al netto delle loro risorse, una percentuale fissa del Pil. Quel che eventualmente serve in più, le Regioni possono prenderlo con il ticket, con l’aumento dell’Irap oppure razionalizzando la spesa. In generale, credo comunque che i ticket abbiano il vantaggio di far partecipare i cittadini al costo del servizio. In questo modo si può arrivare a prescrizioni più corrette e a una spesa, anche sanitaria, più partecipata e consapevole.

 

La manovra probabilmente cambierà qualcosa anche nell’ambito delle pensioni. Che idea si è fatto in proposito?

 

Non vedo perché non si debba dare alle donne la possibilità di andare in pensione a 65 anni. Bisognerebbe offrire la possibilità di lavorare cinque anni in più con un maggior reddito o una maggior pensione. Questo è un esempio che può valere anche in altri ambiti pensionistici, per garantire che in futuro la pensione ci possa ancora essere. Un cambiamento di questo tipo non avrebbe impatti, in termini di risparmio, nel breve periodo, ma nella prospettiva dei calcoli che fanno le agenzie di rating sulla sostenibilità del debito (in media 15 anni) potrebbe essere molto vantaggioso.

 

Si stanno creando molte polemiche sulla possibilità che questa manovra contenga dei condoni. Qual è la sua opinione in merito?

 

La parola condono è ambigua, perché in realtà abbiamo due diverse situazioni. Ci sono costruzioni avvenute senza dichiarazioni sui lavori eseguiti e che sarebbero sanabili dal punto di vista dei piani urbanistici. In questo caso si avrebbe un patteggiamento fiscale più che un condono edilizio, nel senso che si andrebbero a recuperare imposte non pagate in precedenza. C’è poi la situazione relativa ai veri e propri condoni edilizi. Questi si dividono in due quote. La più piccola riguarda la costruzione su terreni demaniali. In questo caso sta al demanio stabilire se era più o meno ragionevole che lì potesse essere realizzata una costruzione. In caso di risposta affermativa, allora è giusto fare un condono e non optare per una demolizione.

 

Qual è invece la quota maggioritaria?

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’INTERVISTA CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


COMMENTI
25/05/2010 - Le cose ragionevoli sono sempre ignorate. Perché? (sandra fei)

Bravo l'ex ministro Forte! Misurato e ragionevole. Speriamo qualcuno lo ascolti. A volte, senza fare tanto chiasso e scompiglio si possono trovare delle soluzioni che non sono troppo dolorose. D'altronde quando si ripara un "male" altro non c'è che sacrificarsi un po' tutti. Alla Signora Patrizia vorrei solamente spiegarle che NON è vero che i Parlamentari, quando finiscono il mandato, percepiscono la cosiddetta pensione, ma la prenderanno soltanto raggiunta l'età pensionabile. Come gli altri. Lo dico per conoscenza diretta di causa. E se tanti giornalisti che manao creare astio e rabbie e angoscie nei lettori si ravvedessero un po' e smettessero di scrivere menzogne, non sarebbe male. Oggi tutti abbiamo bisogno di essere rassicurati, non con menzogne, ma per avere la forza di non mollare. Troppi sono senza lavoro, e non solo operai, ma tantissimi managers o persone di alto livello, che da mesi sono senza prospettive. Pensiamo anche a loro e scriviamo cose vere. Aiutiamoci un po' tutti!

 
25/05/2010 - Donne in pensione a 65? (patrizia ambrosetti)

Lavorerei anche fino a 70anni, se avessi la salute. Se ci fosse la possibilità di scegliere se poter lavorare 8 ore oppure 6 o 4. Voi politici sapete solo parlare, ma la realtà e ben diversa. A proposito di pensioni, perchè noi dobbiamo lavorare fino a 65 anni e invece i politici dopo il loro mandandato percepiscono già la pensione? Quindi in terora (o in pratica) una volta che il governo Berlusconi termina il proprio mandato, tutti i parlamentari e tutti i senatori che non saranno rieletti, saranno tutti in pensioni. Ma non percepiranno 1000 euro al mese come un operaio, ma 3,4,5 ecc. Non sarebbe il casa che ritornassero al lavoro che avevano prima? Non hanno già guadagnato abbastasnza? Perchè non percepiscono la pensione a 65 anni? Che ingiustizia, io devo andare a lavorare fino a 65 anni, con due figli, separata e invece altre donne tra due anni a 45 anni sono in pensione. Scusate ma questi non sono soldi della pubblica amministrazione buttati via? Ma nessuno di voi dice nulla. Scusate ma siete tutti uguali, destra e sinistra, al ceto medio basso non pensa nessuno. Buona giornata. Patrizia