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MANOVRA/ 1. Caro Tremonti, ecco le riforme per evitare nuovi tagli

giovedì 27 maggio 2010

Le critiche alla manovra attuale

La manovra di Tremonti di questi giorni era indispensabile nel suo ammontare e urgente ed è certamente utile a tranquillizzare i mercati finanziari. Tuttavia appare criticabile per diverse caratteristiche degli interventi adottati. Tocca infatti molti gruppi sociali, ma non sembra superare un semplice test di equità: quanto colpisce chi è più in grado di contribuire, ad esempio quel 10% di famiglie maggiormente benestanti che secondo l’ultima indagine sui bilanci familiari della Banca d’Italia possiede il 45% della ricchezza nazionale? Sembrerebbe nulla o poco: ad esempio le stock option dei manager, ma solo se eccedono il triplo della remunerazione base. Si tratta di valori che il cittadino comune non riesce neppure a immaginare.

 

Allo stesso modo appare solo simbolico l’intervento sui compensi dei politici e dei dirigenti pubblici. Togliere il 5% agli stipendi dei dirigenti sopra 90 mila euro di remunerazione e il 10% sopra i 130 mila euro porta a risparmi simbolici e sacrifici trascurabili per gli interessati: 500 euro su 100 mila di retribuzione (-0,5%), 2 mila euro su 130 mila (-1,5%), 4 mila euro su 150 mila (-2,7%), 9 mila euro su 200 mila (-4,5%). Invece il blocco pluriennale degli stipendi ai normali dipendenti pubblici provocherà nel tempo una perdita di reddito stimabile nell’8% la quale corrisponde, ad esempio, a 2400 euro in meno su una remunerazione annua di 30 mila.

 

Egualmente simbolico l’accorpamento di alcuni enti pubblici e solo di alcune province (sembrerebbe appena 10 su 110). Corretto che siano accorpati gli enti che svolgono funzioni similari, come i piccoli enti previdenziali, ma gli altri andrebbero valutati nella relazione tra costi e benefici. Chi l’ha detto che l’Isae (Istituto di ricerca economica dello stesso Ministero dell’Economia) e l’Ice (Istituto commercio estero) siano inutili? Non è forse utile in sé la ricerca economica (ad esempio per aiutare a fare manovre economiche sensate) e la promozione dell’export dell’Italia?

 

Quanto alle Province, siamo in ritardo di diversi decenni dalla necessità della loro soppressione (vecchio cruccio del rigorista Ugo La Malfa), esattamente da quando sono state istituite le Regioni. Bisognava avere il coraggio di accorpare tutte le attuali 110 amministrazioni alle relative regioni per risparmiare sulla spesa. Eventualmente si potevano lasciare piccoli consigli provinciali, non dotati di apparati amministrativi, col compito di indirizzare le scelte regionali riguardanti gli specifici territori (nell’idea che più le scelte sono fatte vicino ai cittadini tanto più dovrebbero produrre effetti di benessere sociale).

 

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COMMENTI
27/05/2010 - Ipotesi inapplicabili (Luca Rossini)

L'esempio della scuola è chiaro, ma non è applicabile: in un paese dove la stragrande maggioranza delle persone dichiara redditi ridicoli (meno di 20 mila euro l'anno), nessuna minor tassazione potrebbe garantire il reddito aggiuntivo per potersela pagare. Già con 2 figli alle elementari (per non parlare dell'università) si supererebbe l'attuale aliquota media sul quel reddito: e poi occorrerà pagarsi le tariffe per gli altri servizi. Quindi finchè non ci sarà un sistema per misurare in maniera credibile il tenore di vita delle persone (ma forse anche dopo...), l'unica alternativa sarebbe intascare i soldi della minor tassazione per investirli al Superenalotto. Come probabilmente molti farebbero.

 
27/05/2010 - Scusate ma... (Umberta Mesina)

...gli esempi numerici dei tagli (pag. 2, secondo capoverso) sono incomprensibili. Il 5% di 100.000 euro è 5.000 euro l'anno, non 500, il 10% di 200.000 euro è 20.000 euro e così via. Che cosa sono le percentuali tra parentesi?

RISPOSTA:

Il 5% si applica solo sopra i 90 mila euro, quindi nel caso di uno stipendio di 100 mila euro il "taglio" è: (100.000-90.000)*0,05 = 500 e nel caso di 130 mila è: (130.000-90.000)*0,05 = 2000. Sopra i 130 mila si applica invece un "taglio" del 10%, quindi nel caso di 150 mila euro sarà: 2000 (il taglio che come visto sopra spetta fino a 130.000 euro) +(150.000-130.000)*0,1 = 4000. La cifra tra parentesi indica il "taglio effettivo" rispetto allo stipendio.

 
27/05/2010 - Almeno la verità (Daniele Scrignaro)

Il Governo parla di 24 mld in due anni, ma sono 36. Il Primo Ministro ha detto che il sacrificio è maggiore per gli statali perché hanno avuto percentuali di aumenti doppi dei privati, peccato che gli stipendi sono poco più della metà e quindi gli euro entrati in tasca sono circa gli stessi (e continueranno a prendere poco più della metà: un laureato insegnante alle superiori a fine carriera non arriva a duemila euro - chi forma i futuri uomini - e, se la materia prevede gli scritti, con le prove ripetute per i recuperi e differenziate per gli stranieri, non "lavora la metà"). La logica della ricetta Tremonti è: italiano ricco non ti tocco un euro, perché tu mi devi comperare i titoli di stato sennò è bancarotta; italiano povero, servi poco a salvare la baracca, quindi stringi la cinghia; italiano giovane, aiutati che Dio t'aiuta.Un amico, poi, mi butta un sasso. Da due anni il Governo dice che stiamo meglio degli altri, tant'è che il "sacrificio" per allontanare le attenzioni della speculazione è molto più basso degli altri paesi (quindi rimane più debito, mica come i tedeschi "preoccupati" che di miliardi ne riducono 60). Anzi, signor speculatore, dei soli 24/36, solo una parte (congelamento stipendi) è sicura, un'altra (recupero dell'evasione) sarà da scoprire anno per anno (nel 2009 ben 9 mld: già, ma quanto è aumentata l'evasione?). Con queste premesse, lo speculatore su quali titoli si butta: sui tedeschi -ieri a 112,50 con interessi bassi- o sugli italiani -a 102-?