BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Quanto saranno efficaci le nuove regole contro i “mercati selvaggi”?

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

È probabile che alla fine dell’indagine la SEC concluderà che il flash crash non è frutto di un singolo ordine, quanto piuttosto di una serie di eventi combinatisi in modo casuale. In ogni caso, per Mary Schapiro, Chairman della SEC, il livello di volatilità raggiunto durante il flash crash è “inaccettabile” e bisogna imporre misure per limitare la volatilità. Da cui la decisione di qualche giorno fa di iniziare a utilizzare, a partire da metà giugno e per un periodo prova di sei mesi, dei circuit breakers (letteralmente “spezza circuito” o “salvavita”) sulle singole azioni.

 

Si tratta di sistemi che si attivano automaticamente per interrompere le operazioni di trading se la volatilità di un titolo supera un certo livello. In questo caso specifico, se il prezzo dell’azione si muove al di fuori di una banda del 10% in un periodo di 5 minuti, il trading viene sospeso per 5 minuti.

 

I circuit breakers sono un esempio utilissimo in tema di riforma del sistema finanziario per mostrare la differenza che esiste fra l’istituire nuove regole e l’applicare queste regole in modo da raggiungere effettivamente il risultato desiderato. Dato un evento indesiderato o poco popolare (il flash crash), si è individuata una soluzione (ridurre la volatilità) e si è ideata una nuova regola (i circuit breakers). La regola dei circuit breakers appare semplice e risolutiva. Eppure apre una serie di successive questioni.

 

Primo, bisogna capire se questa regola sarà applicata in modo omogeneo a ogni sede di scambio, inclusi piattaforme non registered e dark pools. Allo stato attuale esiste una totale mancanza di coordinamento fra tutte le sedi e, soprattutto a livello di regolamentazione, esiste una grossa disparità fra registered exchanges e alternative trading systems, dato che questi ultimi operano con meno trasparenza e meno requisiti regolamentari su tanti altri aspetti. Bisognerebbe capire come affrontare la disparità fra diverse sedi sotto tutti questi molteplici aspetti.

 

Non è chiaro inoltre se sarà applicata anche ad altri strumenti, futures, opzioni e exchange traded funds (ETF), che seguono il prezzo a cui l’azione viene scambiata. Inoltre, non tutte le azioni sono caratterizzate dallo stesso livello di volatilità, che dipende dal valore di mercato di una società, del settore in cui opera, della liquidità del titolo, ecc.

 

Si potrebbe istituire una larghezza della banda limite in funzione della volatilità media di un titolo negli ultimi trenta giorni, ma anche in questo caso bisognerebbe aggiustarla per eliminare l’effetto di variazioni dovute a particolari eventi societari. Infine, è persino possibile che una volta che i trader includeranno nelle loro aspettative la possibilità di non poter effettuare scambi in un momento volatile, i circuit breakers finiscano per aumentare la volatilità ex-ante o semplicemente ritardarla nel tempo, o che il prezzo della singola azione, stabilito dalla banda limite, finisca per avere un effetto gravitazionale, cioè di accelerare il raggiungimento del limite.

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO