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CRAC GRECIA/ 2. L'operatore finanziario: "sui mercati valutari si sente l'odore del sangue"

Euro_Grecia_CracR375.jpg (Foto)

Mentre le nubi nere dell’insolvenza si addensano sui mercati, c’è un aspetto che rischia di passare inosservato. Nell’ultimo decennio l’illusione di un euro forte ha funzionato come un enorme tappeto sotto il quale nascondere tutto o quasi. C’erano paesi con modelli economici agli antipodi, esigenze finanziarie spesso divergenti, c’era soprattutto il culto ossessivo per l’unica politica monetaria implementata a livello comunitario, quella antinflazionistica.

 

Oggi scopriamo una realtà più inquietante. Mentre l’inflazione nella zona euro scendeva da picchi a due cifre giù fino alla media del 2,5% degli ultimi dieci anni, i paesi dell’Unione e soprattutto i suoi cittadini accumulavano quantità di debito mai viste prima. Mutui fino al 90% del prezzo di acquisto dell’immobile, carte di credito, prestiti al consumo, carte revolving, finanziamenti concessi dando a garanzia quel 10% della casa acquistato con soldi propri (non è uno scherzo, si chiama home equity loan).

 

L’Europa a valuta forte era diventata irragiungibile ai suoi stessi cittadini, milioni di persone impegnate a rincorrere un livello di vita che oggi presenta il conto. E allargando il campo si scopre che Regno Unito e Stati Uniti navigano a vista nello stesso mare di debito. Di che preoccuparsi, allora? Siamo tutti sulla stessa barca, si direbbe.

 

Non proprio. E la differenza sta tutta in un piccolo dettaglio che tempo fa un loquace viaggiatore, mio vicino sul treno Londra-Parigi, mi fece notare, mentre passava tra le dita una moneta da un euro. Sulla banconota da un dollaro americano campeggia il volto a sfinge di George Washington, mentre sulla moneta da una sterlina è inciso il profilo austero della Regina Elisabetta II. Il rovescio della moneta da un euro, nella versione d’oltralpe, è invece occupato da un albero della vita stilizzato, mentre nella versione italiana la superficie è riempita dalle geometrie dell’uomo vitruviano. Insomma, nessuno ci ha messo la faccia.

 

E oggi, mentre i mercati del debito europeo scricchiolano, nessuno ha certo intenzione di mettercela. Ma in questo vuoto di idee e di rappresentanza, l’Eurozona, al contrario di Regno Unito e Usa, rischia di perdere una tra le armi più efficaci per risponere a un’emergenza che nell’immediato è circoscritta al solo perimetro monetario. Se il sistema valutario affonda sotto il peso di miliardi di debiti, l’euro non potrà più incidere sul futuro dell’Unione, non potrà neppure agire da valvola di sfogo attraverso un’espansione inflazionistica che svaluti il debito nei confronti delle altre valute.

 

Il modo in cui siamo arrivati a tutto questo, meriterebbe un’indagine a parte ma, come già successo per l’epidemia del XIV secolo, i primi sintomi di questo male sembrano essere giunti dall’Oriente. Il surplus commerciale dei paesi asiatici, i deficit galoppanti in Europa e Stati Uniti non sono un caso. Il grande accesso al debito, i mercati emergenti a basso costo e l’apparente stabilità del sistema finanziario hanno attirato una moltitudine di ex-risparmiatori verso una giostra da cui è difficile riuscire a scendere.

 

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COMMENTI
03/05/2010 - Ricordo che siamo nel... (Francesco Giuseppe Pianori)

Il paragone con la peste è affascinante; ma ricordo all'articolista che siamo nel 2010 e che dopo il 1347 il mondo ha continuato ad esistere. Profeti di sventura o illusi gaudenti, perché non si leggono l'enciclica Caritas in veritate? Il mondo vuol fare a meno di Dio; ma è una bella illusione, molto più sciocca dei protagonisti del Decamerone. Dopo il 1945 l'Europa distrutta e stremata ricominciò a vivere. Per che cosa vale la pena lavorare e muoversi anche in tempo di peste?