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CRAC GRECIA/ 2. L'operatore finanziario: "sui mercati valutari si sente l'odore del sangue"

Pubblicazione:lunedì 3 maggio 2010

Euro_Grecia_CracR375.jpg (Foto)

L’Occidente è indebitato, assuefatto a un gioco d’azzardo che di volta in volta coinvolge il mercato immobiliare (con i suoi mutui aggressivi), le prospettive di aumento dei salari (erose dal credito al consumo), insomma qualsiasi opportunità di crescita si profili all’orizzonte. In poche parole, il debito in euro è una fuga in avanti, una corsa ad afferrare il futuro per anticiparlo.

 

Oggi l’euro è scambiato contro il dollaro a 1,33, ben lontano dai picchi di luglio 2008 quando per acquistare valuta europea, era necessario andare oltre il dollaro e mezzo. Questo significa che il debito americano convertito in euro vale molto di più, rendendo l’equilibrio globale tra est e ovest ancora più precario.

 

Forse è ancora presto per gridare alla catastrofe e forse è troppo tardi per accorati appelli alla calma. Tra gli operatori si avverte un’aria elettrica di attesa, quasi che non sia ancora chiaro se l’uragano all’orizzonte spazzerà i mercati o passerà oltre senza lambire la costa. Per le strade della city la gente si raccoglie sotto le insegne dei pub e al pallido sole di primavera discute dei mercati come se le notizie riguardassero un mondo lontano, un paesaggio esotico conosciuto solo in fotografia. Tornano alla mente le parole di Giovanni Boccaccio, quando all’esplodere della peste nera descriveva in questi termini la reazione di alcuni davanti all’epidemia:

 

«Altri [...] affermavano il bere assai e il godere e l'andar cantando a torno e sollazzando e il soddisfare d'ogni cosa all'appetito che si potesse e di ciò che avveniva ridersi e beffarsi esser medicina certissima a tanto male».

 

La gestione dei numeri e, soprattutto, della psicologia giocherà un ruolo fondamentale nei prossimi giorni. Trovare una via d’uscita per questa emergenza richiede un sapiente equilibrio tra salvataggi in tempi brevi e terapie drastiche di lungo periodo. I risultati sono difficilmente prevedibili, se mai lo sono stati, ma una cosa è certa. D’ora innanzi, non sarà più possibile affidarsi al caso: con una moneta da un euro non si può più fare a testa o croce.



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COMMENTI
03/05/2010 - Ricordo che siamo nel... (Francesco Giuseppe Pianori)

Il paragone con la peste è affascinante; ma ricordo all'articolista che siamo nel 2010 e che dopo il 1347 il mondo ha continuato ad esistere. Profeti di sventura o illusi gaudenti, perché non si leggono l'enciclica Caritas in veritate? Il mondo vuol fare a meno di Dio; ma è una bella illusione, molto più sciocca dei protagonisti del Decamerone. Dopo il 1945 l'Europa distrutta e stremata ricominciò a vivere. Per che cosa vale la pena lavorare e muoversi anche in tempo di peste?