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CRAC GRECIA/ Giannino: meglio un fallimento "pilotato" degli aiuti a pioggia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Questo significa che l’euro è più che mai una camicia di forza per soli virtuosi, ma molto pericolosa invece per Paesi con squilibri storici e dovuti a politiche sbagliate. Se fino a ieri era chiaro ma fino a un certo punto, che la virtù doveva esercitarsi nei conti pubblici - e dico fino a un certo punto perché in realtà quando i parametri di deficit sono stati superati da Germania e Francia col cavolo che esse accettarono di sottoporsi a procedura d’infrazione - da oggi è invece chiarissimo che la virtù deve innanzitutto esercitarsi nel non pagare salari troppo generosi ai propri lavoratori.

 

Chi segue quella strada perde ulteriormente competitività rispetto alla Germania, indebolisce la propria bilancia commerciale, peggiora il proprio deficit nelle partite correnti della bilancia dei pagamenti. Non lo avevano affatto capito, la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l’Irlanda, Paesi che hanno tra loro problemi e forza in realtà molto diversa, ma che tutti hanno seguito la via di un’impetuosa crescita grazie all’euro, a forte componente anche di rafforzamento salariale.

 

È una lunghissima Quaresima, quella imposta dall’euro com’è oggi a ciascun Paese non abbia introiettato nei suoi conti pubblici e privati e nei comportamenti delle sue classi dirigenti e sindacali la vera “lezione tedesca” che abbiamo visto squadernata con geometrica e inesorabile coerenza. Ma poiché non viviamo affatto in Paesi di rigore e consapevolezza germanica, se ne può realisticamente prevedere solo che d’ora in poi verranno altri guai, con conseguenze dolorose.

 

L’Italia è fuori dall’avello più infuocato sol perché aveva toccato prima di altri il calore incandescente del rischio: ma chiedo a voi tutti lettori se nella politica e nel sindacato italiano viva davvero la consapevolezza dei tempi di ferro che ci aspettano, e delle riforme d’acciaio che occorrerebbero per far scendere di trenta punti di Pil il debito pubblico con meno spesa pubblica e meno tasse, con più produttività e più rigore salariale, esclusivamente legando le retribuzioni alla produttività invece che all’egualitarismo giustizialista di cui il nostro Paese resta impregnato.



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COMMENTI
05/05/2010 - CRESCITA? (marino gorsini)

la via di un’impetuosa crescita grazie all’euro......Scusi,Dottore, ma non intendo quale crescita abbia indotto l'adozione dell'euro? Specialmente per paesi abituati ad agire, in precedenza, sulla leva della svalutazione competitiva. grazie

 
03/05/2010 - Costi indiretti (Vulzio Abramo Prati)

Se pensiamo alla situazione italiana c'è una ricetta fondamentale di ogni categoria produttiva per uscire dalla crisi, chiedere soldi e aiuti per sè e i sacrifici per gli altri! Quando comperiamo un prodotto sappiamo il costo "diretto", mai "l'indiretto" e cioè quanto paghiamo come contribuenti per integrarne il prezzo. Facili esempi: pago un chilo di frutta al mercato, ma quanto contribuisco poi come cittadino alla pulizia, molto onerosa, dell'area post-mercato, anche se non li frequento? Quanto mi costano gli enti lirici anche se non vado a teatro? Quanto mi costano i finanziamenti al cinema, all'editoria, le tariffe postali agevolate alle Onlus, per alcune delle quali guardando i bilanci, quando ci sono, sembra che l'obiettivo principale sia pagare i loro stipendi? Qualcuno abbiente non paga la mensa per i figli? Ci penseranno i contribuenti! Non sto evidentemente parlando di servizi primari dove tutti devono intervenire ma, in un momento delicato come questo, non è il caso di selezionare di più risparmiando? Perchè non possiamo sapere sempre il "costo pieno" e decidere se una cosa ci interessa o no, sostenedo volontariamente e più concretamente con il risparmio quello in cui crediamo. Perchè le leggi del mercato di cui tanto si parla devono sempre avere delle zone franche in settori già protetti e che non vogliono nemmeno sentir parlare di sacrifici?

 
03/05/2010 - Pioggia (Diego Perna)

Sino a pochi giorni fa la crisi era finita. Quotidianamente gli appelli ad essere ottimisti si susseguivano ad ogni dato di incremento di PIl anche di 0,00001. Ad ogni occasione vien detto che per noi italiani la situazione è di gran lunga migliore che per altri paesi. Due sono le cose e spero nella prima: 1) dire che siamo messi male pubblicamente e autorevolmente può fare crollare borsa e i consumi oltre che la fiducia dei mercati o istigarli a speculare su di noi. 2) che realmente i ns politici e sindacati credono che siamo messi bene e che conviene aspettare l'evolversi della situazione, come se già non fossimo con l'acqua alla gola. (certo non tutti lo siamo, e quelli che affogano forse non fanno rumore, l'annegamento è silenzioso oltre che ben visto da un certo pensiero economico che vuole o non ha altra maniera per sopravvivere che annientare o dissanguare i piccoli e PMI) Per quanto riguarda la Grecia sarebbe stato opportuno applicare i parametri di Basilea, come si fa con le imprese, non vedo come la Grecia potrà ripagare il debito in un sistema economico basato sulla produzione e sui consumi. Mi pare proprio un controsenso. Va beh, ma io non ne capisco niente.... c'è sicuramente qualcuno che saprà tirarci fuori da questo pantano?