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CRAC GRECIA/ Giannino: meglio un fallimento "pilotato" degli aiuti a pioggia

Come si esce dalla crisi greca? Con un soft default, dice OSCAR GIANNINO, da pilotare sotto l’egida del Fmi. L’Italia è fuori da disastro europeo creato dalla Germania: proprio per questo però ha bisogno di riforme

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Ieri l’Eurogruppo ha annunciato i particolari degli aiuti alla Grecia. Ma io sono tra quelli che credono, conti alla mano, che non ne basterà l’ammontare, pur molto più considerevole di quello che inizialmente già per due volte in due mesi era stato definito, e lievitato grazie al nein tedesco. Come Martin Feldstein, Luigi Zingales e diversi altri, penso che in ogni caso sarà necessaria una forma di soft default, cioè un ridefinizione delle scadenze del debito, e mi auguro che ciò avvenga su base volontaria sotto l’egida del Fmi. Ciò porterà a perdite dei bondholder, a cominciare dalle banche greche ovviamente, e poi di quelle tedesche, francesi etc. Bisogna anzi augurarsi che tali perdite siano sostanziose, perché semplicemente altrimenti una decrescita del Pil greco di quattro o cinque punti per effetto dei tagli draconiani al bilancio pubblico attuati tutti in un colpo e per molti anni a venire avrà comunque l’effetto di accrescerne il debito pubblico sul Pil.

 

Che cosa insegna la crisi greca? Per quanto riguarda la politica e il suo dato più essenziale, e cioè chi comanda, dimostra che i tedeschi si sono definitivamente liberati da ogni complesso di colpa del secondo conflitto mondiale. È meglio tenerlo ben presente, d’ora in avanti, sempre che ci fosse bisogno di dimostrazioni così crude e non fosse già chiaro in precedenza, dopo un anno e mezzo di nein germanico a ogni risposta europea - condivisa e cofinanziata - alla crisi.

 

Per quanto concerne invece gli sviluppi stessi dell’euro, forse sarà bene che gli euroentusiasti alla Padoa Schioppa, invece di criticare aspramente economisti e osservatori di diverso avviso com’è avvenuto sul Corriere, comprendano che la più grave crisi dell’euro da che esiste la moneta comune prova inequivocabilmente e irrefutabilmente che l’Europa politica da essi sognata - quella con un fisco comune e politiche condivise, non semplicemente coordinate alla bell’e meglio - semplicemente non ci sarà né ora né mai. Abbiamo toccato con mano gli effetti del rigetto prima e della travagliata adozione condizionata poi al nuovo Trattato. I vincoli costituzionali posti in Germania dalla Corte di Karlsruhe a ogni strumento comune che viva di finanza propria - cioè di un eurodebito condiviso tramite Union bonds, per fare un esempio - sono in realtà insuperabili, incoerenti e ostativi a ogni idea di Europa politica. Tanto vale ammetterlo apertamente, invece di continuare a soffiare inutilmente di sogni nel vento.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo di O. Giannino sul crac della Grecia


COMMENTI
05/05/2010 - CRESCITA? (marino gorsini)

la via di un’impetuosa crescita grazie all’euro......Scusi,Dottore, ma non intendo quale crescita abbia indotto l'adozione dell'euro? Specialmente per paesi abituati ad agire, in precedenza, sulla leva della svalutazione competitiva. grazie

 
03/05/2010 - Costi indiretti (Vulzio Abramo Prati)

Se pensiamo alla situazione italiana c'è una ricetta fondamentale di ogni categoria produttiva per uscire dalla crisi, chiedere soldi e aiuti per sè e i sacrifici per gli altri! Quando comperiamo un prodotto sappiamo il costo "diretto", mai "l'indiretto" e cioè quanto paghiamo come contribuenti per integrarne il prezzo. Facili esempi: pago un chilo di frutta al mercato, ma quanto contribuisco poi come cittadino alla pulizia, molto onerosa, dell'area post-mercato, anche se non li frequento? Quanto mi costano gli enti lirici anche se non vado a teatro? Quanto mi costano i finanziamenti al cinema, all'editoria, le tariffe postali agevolate alle Onlus, per alcune delle quali guardando i bilanci, quando ci sono, sembra che l'obiettivo principale sia pagare i loro stipendi? Qualcuno abbiente non paga la mensa per i figli? Ci penseranno i contribuenti! Non sto evidentemente parlando di servizi primari dove tutti devono intervenire ma, in un momento delicato come questo, non è il caso di selezionare di più risparmiando? Perchè non possiamo sapere sempre il "costo pieno" e decidere se una cosa ci interessa o no, sostenedo volontariamente e più concretamente con il risparmio quello in cui crediamo. Perchè le leggi del mercato di cui tanto si parla devono sempre avere delle zone franche in settori già protetti e che non vogliono nemmeno sentir parlare di sacrifici?

 
03/05/2010 - Pioggia (Diego Perna)

Sino a pochi giorni fa la crisi era finita. Quotidianamente gli appelli ad essere ottimisti si susseguivano ad ogni dato di incremento di PIl anche di 0,00001. Ad ogni occasione vien detto che per noi italiani la situazione è di gran lunga migliore che per altri paesi. Due sono le cose e spero nella prima: 1) dire che siamo messi male pubblicamente e autorevolmente può fare crollare borsa e i consumi oltre che la fiducia dei mercati o istigarli a speculare su di noi. 2) che realmente i ns politici e sindacati credono che siamo messi bene e che conviene aspettare l'evolversi della situazione, come se già non fossimo con l'acqua alla gola. (certo non tutti lo siamo, e quelli che affogano forse non fanno rumore, l'annegamento è silenzioso oltre che ben visto da un certo pensiero economico che vuole o non ha altra maniera per sopravvivere che annientare o dissanguare i piccoli e PMI) Per quanto riguarda la Grecia sarebbe stato opportuno applicare i parametri di Basilea, come si fa con le imprese, non vedo come la Grecia potrà ripagare il debito in un sistema economico basato sulla produzione e sui consumi. Mi pare proprio un controsenso. Va beh, ma io non ne capisco niente.... c'è sicuramente qualcuno che saprà tirarci fuori da questo pantano?