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Economia e Finanza

MANOVRA/ 3. Ecco le lacune che fanno "litigare" Governo e imprese

Emma Marcegaglia (Foto Imagoeconomica)Emma Marcegaglia (Foto Imagoeconomica)

Per quanto attiene poi alle misure a favore dello sviluppo, vale la pena di segnalare il rifinanziamento del Fondo infrastrutture e soprattutto il potenziamento di fatto della contrattazione di secondo livello attraverso l’introduzione, a partire dal 2011 e sia pure sotto condizioni abbastanza restrittive, del concetto di premialità fiscale e contributiva per la parte di salario collegata alla produttività e agli utili aziendali.

 

Si tratta di una manovra che, specialmente nella sua parte di rigore e tagli, nel complesso risulta ampiamente condivisibile. In particolare il contenimento dei salari dei dipendenti pubblici è ormai un elemento chiave per tutte le strategie di consolidamento del debito, così come essenziale appare la stretta vigilanza sulle finanze dell’amministrazione pubblica (e in questo senso è semmai un brutto segnale la mancata eliminazione delle province più piccole che sino a lunedì scorso era data per scontata).

 

Più discutibile appare invece la parte della manovra dedicata allo sviluppo, che ci sembra debole quanto a interventi strutturali capaci di incidere sui meccanismi di formazione della spesa. Bene dunque ha fatto il Presidente Marcegaglia a segnalare questa mancanza di prospettiva nel suo intervento all’Assemblea di Confindustria. Ma l’Associazione degli industriali ha anche meritoriamente avanzato una serie di proposte, contenute in un apposito documento denominato “Italia 2015”, intese a consentire una effettiva modernizzazione del Paese da raggiungersi nei prossimi cinque anni.

 

Le dieci proposte per tornare a crescere spaziano su tutte le questioni cruciali per il futuro del Paese: dall’energia al credito e finanza, dal fisco alla giustizia, dalle infrastrutture all’istruzione, dal lavoro alle liberalizzazioni, dalla pubblica amministrazione alla ricerca e innovazione. Due di queste ci sembrano particolarmente rilevanti perché riguardano grandi problemi del nostro Paese come il deficit infrastrutturale e il deficit energetico.

 

La prima proposta si riferisce alla necessità di colmare il nostro deficit di infrastrutture attraverso l’aumento stabile al 2,5% del Pil della spesa per investimenti in opere pubbliche, obiettivo da raggiungersi anche attraverso forme innovative di finanziamento capaci di coinvolgere capitali privati.

 

La seconda indicazione intende affrontare il nostro tremendo gap nel costo dell’energia, con il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso che è in Italia di circa il 40% superiore alla media europea. Per ridurre questo differenziale, Confindustria propone di insediare subito l’Agenzia per il nucleare e definire entro il 2010 le regole per la sicurezza e l’individuazione dei siti, oltre a un aumento degli investimenti in efficienza energetica. Ci sembrano due proposte concrete e attuabili sulle quali il Governo certamente concorda. È allora urgente che quella politica del fare spesso indicata come la cifra di questo esecutivo si metta all’opera e fornisca dei risultati.

 

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COMMENTI
31/05/2010 - Enti locali e localismi (Anna Di Gennaro)

Interessante pur non m'intendendomi di politica, ma chiedo coerenza con gli impegni presi anni or sono con noi cittadini. Alla radio ho colto un passaggio del discorso della Marcegaglia che condivido totalmente: abolire tutte le province. Ha fatto bene a ricordarlo alla numerosa platea e forse per questa sua schiettezza non ha accettato l'incarico di ministro? Emma docet!