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MANOVRA/ 3. Ecco le lacune che fanno "litigare" Governo e imprese

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Emma Marcegaglia (Foto Imagoeconomica)  Emma Marcegaglia (Foto Imagoeconomica)

In attesa delle Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia, la settimana appena trascorsa ci ha offerto due importanti appuntamenti economici: l’elaborazione (peraltro ancora in gestazione) della manovra finanziaria da parte del Governo e l’Assemblea annuale di Confindustria.

 

Si è trattato di due momenti importanti nello sforzo di scongiurare una nuova spirale di crisi e dare invece vigore a una ripresa sinora piuttosto asfittica. La simultaneità (forse non del tutto casuale) dei due eventi ci consente di fare il punto sulle prospettive del nostro Paese nel breve e medio periodo, tenendo conto che la situazione è ancora grave come è dimostrato dal fatto che rispetto al primo trimestre 2008 abbiamo perso quasi 7 punti di Pil e oltre 700.000 posti di lavoro, mentre il ricorso alla Cassa Integrazione è aumentato di sei volte e la produzione industriale è caduta del 25%.

 

La manovra finanziaria, anche detta manovra correttiva o, più precisamente, decreto-legge recante “misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e la competitività economica”, è stata approvata martedì scorso dal Consiglio dei Ministri in modo quasi febbrile, sotto la spinta della crisi dei debiti pubblici europei e tra le divisioni della stessa maggioranza. Anche dopo il varo, il decreto è stato oggetto di ulteriori limature e aggiustamenti prima di essere sottoposto alla firma del Presidente della Repubblica.

 

Non sappiamo ancora quale sarà il risultato finale, ma pensiamo che alla fine la manovra non dovrebbe discostarsi troppo dalla versione originariamente approvata. È comunque a questa versione che faremo riferimento nella nostra riflessione, non senza rammaricarci di come ancora una volta vi sia stata troppa improvvisazione nell’operato dell’esecutivo

 

Il documento è in linea con le principali misure prese dal resto d’Europa e dovrebbe comportare una riduzione del deficit dal 5% di quest’anno al 2,7% nel 2012. In termini complessivi si tratta di una manovra che vale circa 25 miliardi di euro in due anni, equivalenti a una correzione dei conti pubblici dello 0,8% del Pil nel 2011 e di un altro 0,8% nel 2012, ed è divisa in tre grandi capitoli: stabilizzazione finanziaria, contrasto dell’evasione fiscale e contributiva, e sviluppo e infrastrutture.

 

Per quanto riguarda i primi due capitoli, sono molti i punti qualificanti della manovra: emersione degli immobili fantasma, controlli sulla spesa degli assegni di invalidità, riduzione dei costi della politica, lotta all’evasione fiscale, soppressione degli enti inutili.

 

Per quanto attiene ai salari dei dipendenti pubblici, ne è previsto il congelamento nel triennio 2011-2013 (in pratica gli stipendi resteranno fermi ai valori del 2010) e, sempre nello stesso periodo, è previsto un taglio del 5% per la quota eccedente i 90 mila euro annui fino a 150 mila, e del 10% oltre i 150.000 euro.

 

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COMMENTI
31/05/2010 - Enti locali e localismi (Anna Di Gennaro)

Interessante pur non m'intendendomi di politica, ma chiedo coerenza con gli impegni presi anni or sono con noi cittadini. Alla radio ho colto un passaggio del discorso della Marcegaglia che condivido totalmente: abolire tutte le province. Ha fatto bene a ricordarlo alla numerosa platea e forse per questa sua schiettezza non ha accettato l'incarico di ministro? Emma docet!