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Economia e Finanza

CRAC GRECIA/ 1. Il cavallo di Troia che fa ancora tremare l’Europa

George Papaconstantinou, Jean-Claude Juncker e Olli Rehn (Ansa)George Papaconstantinou, Jean-Claude Juncker e Olli Rehn (Ansa)

Si è scoperto, insomma, che il re è nudo: l’esperienza dell’unità monetaria in assenza di un programma comune che tenda verso l’unificazione politica è ormai esaurita. Oppure, per dirla con i critici Usa, è durata assai più del previsto, ma solo per merito di fattori esogeni: la cronica sottovalutazione del dollaro, sull’onda dei deficit gemelli; l’interesse dei Paesi emergenti, Cina in testa, a frenare la leva del cambio; la lunga stagione dei tassi bassi e, più ancora, del basso premio al rischio che ha caratterizzato gli anni che hanno receduto la crisi subprime.

 

Queste condizioni esterne hanno illuso l’Europa che il patto di stabilità siglato a Maastricht fosse condizione sufficiente per sostenere l’edificio della moneta unica. Ad avvalorare questa tesi “contabile” è servita pure la compiacenza delle istituzioni finanziarie americane, che avevano annusato l’occasione per nuovi, buoni affari sulle spalle dei più deboli.

 

E così, al pari dei mutui subprime concessi con finta generosità alle famiglie americane più deboli, si è moltiplicata una fitta rete di “affari” finanziari al servizio dei Paesi più fragili o delle istituzioni locali (e di regioni e comuni, in Italia ma non solo) più affamate di cash. Il tutto, beninteso, con la benedizione delle società di rating, prodighe di voti altrettanto generosi.

 

Ora, ahimè, l’onda lunga della crisi presenta il conto: in una situazione in cui si moltiplicano le richieste di denaro da parte degli Stati, costretti a intervenire per tamponare le falle delle istituzioni finanziarie e dell’economia reale, è ovvio che a cedere siano i più deboli, a partire dalla Grecia. Ed è altrettanto ovvio che l’arma pesante, cioè l’euro, si riveli più d’impiccio che di utilità, nei momenti dell’emergenza.

 

Paesi come la Polonia hanno potuto sfruttare l’arma della svalutazione competitiva. Altri, come la Lituania, che non potevano contare sulla solidarietà dalla Bce, hanno reagito con prontezza facendo leva sulla volontà popolare, pronta a ogni sacrificio pur di non perdere il treno per l’Europa. Al contrario, i Paesi che più hanno beneficiato della Unione Monetaria e degli aiuti della Ue, dalla Grecia alla Spagna, si sono trovati spiazzati dal nuovo panorama internazionale. Per dirla con Petros Markaris, giallista di fama internazionale, la Grecia si è ubriacata in poco tempo con i soldi dell’Europa, senza elaborare una cultura della ricchezza.

 

E così, negli ultimi dieci anni, l’Europa ha clamorosamente mancato l’obiettivo politico principale: la riduzione del gap tra Europa ricca e paesi del Mediterraneo. I contributi a pioggia che dovevano favorire le aree più deboli solo di rado hanno creato efficienza. Spesso, al contrario, hanno alimentato spesa improduttiva a vantaggio dei produttori di Bmw o Mercedes piuttosto che delle griffes dell’alta moda. Il tutto sotto l’ombrello di un patto di stabilità fasullo, che le alchimie di Goldman Sachs o gli inghippi delle varie contabilità nazionali hanno appreso ad aggirare con irrisoria facilità.

 

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COMMENTI
06/05/2010 - ATENE BRUCIA (celestino ferraro)

Grecia in rivolta, negli scontri tre vittime. È veramente incredibile che la nostra società civile debba cadere vittima di una massa di facinorosi, “black bloc”, che in nome di un’autonoma libertà rivoluzionaria, si sentano in diritto di uccidere e distruggere tutto ciò che cade sotto la loro rabbia fanatica. Temiamo il terrorismo islamico, giustamente, lo controlliamo minuziosamente per impedir loro di uccidere e paralizzare la vita delle nostre città, ma per questi “black bloc”, sfrenatissimi asociali scatenati dall’odio anarchico, le nostre forze dell’ordine devono subire oltraggi e affronti delinquenziali che spesso fanno dei morti fra le forze di polizia. Al di là dei danni enormi che arrecano alla società laboriosamente organizzata, questa racaille (come la definì Sarkozy), ciurmaglia da galera, brucia e distrugge ogni cosa che capiti sotto la loro furia demolitrice. Un “cupio dissolvi” scuote la volontà di costoro in un’emulazione distruttrice che li mette in concorrenza fra chi è più capace di bruciare e scassare meglio dell’altro. Siamo vittime di questi NAZISTI DA STRADA e non sappiamo nemmeno quale sia lo “Stato Sociale” da essi vagheggiato. Cento volte meglio i talebani che, se non altro, sono guidati dalla voce di Allah e reprimono e tiranneggiano per la grandezza dell’Islam.