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CRAC GRECIA/ 1. Atene non è ancora salva e per l’Italia nuovi pericoli dall’Ue

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Questo pericolo c’è sempre. Senza il piano di intervento la Grecia non sarebbe stata in grado, secondo il suo ministro delle Finanze, nemmeno di rimborsare il debito per il 2010. Non dimentichiamo che il rapporto debito/Pil della Grecia è al 120% e si prevede in crescita al 150% nel giro di pochi anni. Questo vuol dire che c’è sempre il rischio che la Grecia non abbia modo di rinnovare il proprio debito a tassi di mercato ragionevoli. La spada di Damocle di un possibile default non è affatto esclusa in futuro.

 

Perché si è arrivati a questa situazione?

 

Il governo di Karamanlis aveva fornito cifre ufficiali secondo cui il rapporto deficit/Pil per il 2009 era sotto il 4%. Il dato è stato poi rivisto al 6%, finché, a seguito della vittoria elettorale di ottobre, il nuovo esecutivo di Papandreou è andato a spulciare i conti del governo precedente (come avviene in quasi tutto il mondo). Ha scoperto quindi che il rapporto deficit/Pil era in realtà molto più alto, ben oltre il 12%. A questo punto si è creato un problema di credibilità, dato che era la seconda volta che un governo greco ammetteva di aver truccato i conti.

 

Quando era successo la prima volta?

 

Nel 2003. La Grecia per entrare nell’Unione monetaria europea aveva dichiarato di avere un rapporto deficit/Pil inferiore al 3% (condizione necessaria per rispettare i criteri di Maastricht), ma poi si è scoperto che il dato in realtà si aggirava intorno al 4%. Ora, dato questo precedente, è chiaro che sui mercati finanziari si è scatenato il panico con massicce vendite dei titoli greci, perché tutti si domandavano se la realtà dei conti pubblici non fosse ancora peggiore rispetto a quanto dichiarato. È curioso però notare che non è soltanto la Grecia ad avere una situazione drammatica dei conti nell’area euro. L’Irlanda per esempio ha un rapporto deficit/Pil simile a quello di Atene, mentre Spagna e Portogallo sono messi leggermente meglio. Fuori dall’area euro, Gran Bretagna e Stati Uniti viaggiano intorno al 12%.

 

Lei ha appena accennato all’Irlanda, a cui però non sono stati dati gli stessi aiuti della Grecia. Come mai questa differenza?

 

La differenza sostanziale è di credibilità delle statistiche di finanza pubblica tra i due paesi. L’Irlanda è stata più trasparente, ha avuto un grossissimo problema di sistema finanziario che ha comportato il salvataggio massiccio delle banche. Non bisogna poi dimenticare che il rapporto debito/Pil irlandese è più basso di quello greco. D’altro canto le misure che Unione Europea e Fmi imporranno ad Atene (in una sorta di commissariamento della finanza pubblica) sembrano molto più drastiche di quelle che autonomamente ha messo in campo Dublino.

 

Esiste secondo lei il rischio di contagio del rischio default ad altri paesi dell’eurozona?

 

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