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CRAC GRECIA/ 1. Atene non è ancora salva e per l’Italia nuovi pericoli dall’Ue

Pubblicazione:mercoledì 5 maggio 2010

Bce_RiunioneR375.jpg (Foto)

Certamente, e lo abbiamo anche visto. Quando le agenzie di rating hanno declassato Spagna e Portogallo, i rendimenti dei loro titoli di Stato sono aumentati in maniera drammatica. Figuriamoci cosa potrebbe accadere nel caso la situazione dovesse peggiorare. Nessuno può dirsi francamente fuori dal mirino della speculazione. Peraltro giustificata nel caso specifico, perché sappiamo da sempre che in un’unione monetaria le differenze tra i tassi sui titoli del debito pubblico sono spiegate solo per il rischio sovrano.

 

L’Italia corre rischi?

 

L’Italia è tra i paesi “virtuosi”, cioè quelli che sono riusciti a mantenere, nonostante una grave recessione, un rapporto deficit/Pil contenuto intorno al 5%. Abbiamo poi un deficit primario migliore della Germania. Fino a pochi anni fa avevamo addirittura un avanzo primario e speriamo di riaverlo presto. Questa situazione non dovrebbe portarci a correre rischi enormi. Il problema è che i mercati valutano la probabilità di insolvenza guardando lo stock di debito accumulato da un paese e il nostro è intorno al 120% del Pil e negli ultimi anni è salito dopo un calo che continuava da prima dell’ingresso nell’euro.

 

Secondo lei è giusto che l’Italia intervenga in aiuto della Grecia con 5,5 miliardi di euro?

 

Assolutamente. Se il disegno dell’Unione monetaria deve essere mantenuto è necessario immaginare anche forme di solidarietà. Non dimentichiamo poi che i fondi sono prestati a un tasso d’interesse del 5%, un saggio più alto di quello che l’Italia deve pagare per finanziare il proprio debito. In teoria, quindi, se tutto va bene, il nostro Paese potrà guadagnare qualcosa da questa operazione.

 

Secondo lei l’euro sopravviverà a questa crisi?

 

Penso che se dovesse esserci un’improvvisa insolvenza della Grecia, allora i problemi sarebbero molto rilevanti, e nessuno sarebbe in grado di disegnare scenari ragionevoli. Non dimentichiamo che non abbiamo nessun meccanismo istituzionale che preveda le modalità con cui un paese possa uscire dall’euro. Certamente non è impossibile che avvenga, ma lo ritengo molto improbabile. Se il piano messo in campo si dimostrerà credibile, nel giro di due o tre anni le cose torneranno in ordine.

 

E se non dovesse accadere?

 

L’alternativa ragionevole sarebbe una ristrutturazione del debito greco. E potrebbe avvenire attraverso un rescheduling, cioè un riscadenzamento del debito. I creditori della Grecia dovrebbe quindi accontentarsi di avere gli stessi soldi, ma in un arco temporale più lungo rispetto a quello originariamente pattuito. Questo sarebbe meno doloroso di una ristrutturazione tout court, dove i debiti sarebbe rimborsati solo parzialmente. Queste opzioni vanno comunque messe in campo prima di un crollo totale della Grecia, perché il rischio sarebbe quello che Atene decida di non rimborsare più nemmeno un euro.

 

Qualcuno ipotizza la nascita di una doppia moneta europea, una per i paesi più solidi e l’altra per quelli più deboli, dato che l’Europa viaggia ormai a due velocità. Lei che cosa ne pensa?

 

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