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CRAC GRECIA/ 1. Atene non è ancora salva e per l’Italia nuovi pericoli dall’Ue

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L’Europa procede a velocità diverse (più di due) nonostante l’unione monetaria e c’è chi vede l’eventualità della nascita di un euro del Nord (Neuro) e di un euro del Sud (Sudo). Certo, queste due aeree monetarie sarebbero più uniformi a livello macroeconomico e si potrebbe pensare che il Sudo si svaluti massicciamente nei confronti del Neuro, un po’ come succedeva con la lira italiana nei confronti del marco tedesco negli anni ’90. Questo potrebbe permettere ai paesi del Sudo di crescere più rapidamente di quanto non avvenga con l’euro. Mi sembra però uno scenario improbabile. E poi non sarebbe una soluzione conveniente per la Germania.

 

Perché?

 

Perché è il paese che ha più interesse a tenere l’euro così com’è, dato che è stato quello che ha messo a frutto meglio l’impossibilità di svalutare una volta che l’unione monetaria è stata realizzata. Gli esportatori tedeschi possono ora sfruttare al massimo i vantaggi che hanno in termini di costo del lavoro e produttività. Avere paesi come Italia e Spagna fuori dall’euro annullerebbe questo vantaggio.

 

L’euro è nato però a immagine e somiglianza del Marco tedesco. Tutto questo ha ancora senso?

 

L’unione monetaria è frutto di un grande compromesso di altissimo livello costruito sull’asse franco-tedesco per merito dei politici più che degli economisti. Da un lato la Germania rinunciava al Marco, dall’altro otteneva che l’euro nascesse nelle condizioni più simili al Marco. Per questo la Banca centrale europea ha un assetto prossimo alla Bundesbank (anche si vi sono rappresentanti dei singoli paesi), per questo si è impedito che i singoli paesi avessero politiche fiscali incontrollate (attraverso il patto di stabilità di crescita) in modo da non avere comportamenti lassisti, per questo esiste la clausola del Trattato di Maastricht (bail-out clause) che evita il salvataggio di una nazione. Essendo un compromesso, ogni paese vi vede dei vantaggi e degli svantaggi.

 

Per l’Italia quali sono gli svantaggi e i vantaggi? E quali contano di più?

 

Lo svantaggio più evidente è che non possiamo più svalutare la nostra moneta per favorire le esportazioni e non è un caso che dal 2000 la nostra crescita è prossima allo zero. D’altra parte abbiamo tassi d’interesse più bassi (che aiutano anche rispetto al debito pubblico), inflazione moderata e prezzi delle importazioni contenuti. Direi che i vantaggi sono ancora più degli svantaggi.

 

Il piano varato dall’Ue per la Grecia prevede che il prestito venga erogato dagli stati, mentre adesso buona parte del debito greco è nelle mani delle banche. Questo passaggio banche-stati è da considerarsi positivo?

 

Come accennava, attualmente il debito greco è in mano per la maggioranza a banche francesi e tedesche. In caso di default, queste dovrebbero rivedere al ribasso il valore di mercato dei propri asset, un po’ come quanto avvenuto con i titoli tossici. Se le banche fossero di rilevanza sistemica, le conseguenze andrebbero oltre i confini nazionali e i governi dovrebbero intervenire in loro aiuto, come è già successo nella recente crisi. I fondi stanziati adesso dovrebbero servire a far fronte al debito regresso, quindi quello in mano alle banche. Questo per i governi sarebbe un vantaggio.

 

In molti, tra cui il governatore di Bankitalia Mario Draghi, chiedono di rivedere il Patto di stabilità e i controlli sui debiti sovrani. È una tappa obbligata?

 

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