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Economia e Finanza

CRAC GRECIA/ 1. Atene non è ancora salva e per l’Italia nuovi pericoli dall’Ue

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Mi sembra inevitabile andare a mettere mano all’intera architettura, specie per quel che riguarda la politica fiscale. Non è chiarissimo quale strada occorrerà seguire. Per qualcuno basterebbe stringere le viti sui criteri di finanza pubblica, rendendo più restrittivo il Patto di stabilità e crescita, e unificare la politica fiscale. Attualmente infatti questo strumento è lasciato in mano agli stati ed è un bene, perché così essi possono usarlo in caso di shock assimetrico.

 

Cosa intende dire?

 

Se un singolo paese viene colpito da una recessione, la Bce non interviene perché si tratta di un problema di un singolo e non dell’intera comunità, quindi a quel paese non resta che intervenire con la politica fiscale espansiva. Se però si centralizza la politica fiscale, oltre a quella monetaria, un paese si ritrova impossibilitato a farlo e quindi diventa più vulnerabile. Occorre pertanto non riscrivere il patto di stabilità in modo troppo restrittivo come qualcuno ha ipotizzato.

 

A quale ipotesi si riferisce?

 

Ho letto recentemente un articolo di Hans Werner Sinn su The Wall Street Journal in cui sostiene che se un paese ha un rapporto debito/Pil relativamente basso, allora dovrebbe essere autorizzato ad avere un rapporto deficit/Pil relativamente alto. Per questo menzionava il caso della Danimarca, che ha un rapporto debito/Pil del 30% e alla quale dovrebbe essere consentito di arrivare ad avere un rapporto deficit/Pil del 6%. Tutto questo è accompagnato da una formula matematica, che se applicata all’Italia, che ha un rapporto debito/Pil del 120%, dovrebbe costringerci ad avere sistematicamente un avanzo di bilancio.

 

Come potremmo mai ottenerlo?

 

L’Italia, così come gli altri paesi che hanno problemi di debito pubblico elevato, dovrebbe mettere in atto una politica fiscale restrittiva di enormi proporzioni, con grossi rischi per quanto riguarda la capacità di crescita. Credo che questa proposta non andrà in porto, ma occorre fare attenzione a simili iniziative estreme che possono essere pericolose.

 

(Lorenzo Torrisi)

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