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BORSA/ Perché Moody’s ha fatto crollare la Borsa di Milano?

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Atteniamoci ai fatti. La tempistica degli interventi delle agenzie di rating è stata fenomenale. Quello che insospettisce non è quello che hanno detto, ma quando l’hanno detto; una precisione millimetrica. Sinceramente non coltivare un po’ di malafede sembra impossibile. Dal Portogallo e Spagna di qualche giorno fa, messi sotto la lente di ingradimento con dichiarazioni su problemi noti e stranoti e promemoria di fatti di pubblico dominio, fino al report di oggi sull’Italia, gli interventi sembrano arrivati precisi e puntuali quando potevano fare più male. Sbizzariamoci in qualche interpretazione.


Tutto normale e tutto logico: la Grecia non ce la fa (ormai è palese), quindi è il turno di Portogallo e Spagna che sono messe male e quest’ultima ha l’economia a pezzi; poi viene naturalmente, con i suoi squilibri atavici, l’Italia. L’Italia è il punto più sensibile non tanto per il suo deficit/Pil ma perché la sua economia, il suo risparmio e il suo sistema non sono marginali all’interno dell’Europa. È fisicamente impensabile che un Paese come la Francia, tanto per fare un nome, le cui istituzioni finanziarie sono esposte per 500 miliardi di dollari verso il debito sovrano italiano, possano isolare il fenomeno Italia. Il contagio non è un rischio, è un fatto. La speculazione si è accodata ai dati di fatto.

 

 

Però distinguere cause e effetti è sempre molto difficile. La Grecia è stata il banco di prova di speculatori, fondi e hedge fund vari. È emerso che la risposta europea è fragile, tardiva, insufficiente. Quindi si fa il giro degli short Paese per Paese. Ieri il recupero finale della borsa sapeva tanto di presa di profitto di chi aveva shortato. Dove si vuole e a cosa si voglia arrivare, oltre ai miliardi già guadagnati, è oggetto di ipotesi.


Intanto si è messo a nudo l’impotenza dell’Europa in cui ormai gli unici che hanno qualcosa da dire sono i tedeschi, che nell’indecisione penseranno a salvare se stessi (come dargli torto?). La Germania e le sue industrie esportano in Brasile, India, Cina: è la linea rossa di quanto vanno ripetendo i manager dei colossi industriali tedeschi. Come dire: è vero siamo in Europa ma meno degli altri.

 


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COMMENTI
07/05/2010 - Agenzie di rating primi speculatori (Alberto Pennati)

Non condivido l'alone di elevata professionalità e di estremo ed asettico giudizio, attribuiti alle agenzie di rating. Guardate il dietrofront che hanno fatto oggi relativamente allo Stato Italiano, molto ambiguo: però intanto il dato l'hanno fatto. Andate a rivedere che rating assegnavano alla Lehman Brothers, il giorno prima del "default".

 
07/05/2010 - E' inutile prendersela con le agenzie di rating... (Anna Alemani)

Concordo del tutto con il commento sopra. Inoltre, penso che la questione della tempistica e' legata alla missione stessa di un' agenzia di rating. I rating che assegnano rappresentano la "probabilita' di default" assegnata al debito di un paese o di una societa'. E' intrinseco nel concetto stesso di probabilita' il concetto di rischio, largamente inteso (rischio sistemico incluso) cosi' che se percepisco o giudico che in qualche modo il rischio di default sia aumentato, sono obbligato ad abbassare il rating. Se non lo faccio non sto facendo il mio lavoro (e se la sono presa con le agenzie di rating anche in questo caso). Ecco perche' il rating arriva sempre nel momento "sbagliato" (perche' innesca la solita self-fulfilling prophecy). Ecco perche' e' inutile prendersela con le agenzie di rating.

 
07/05/2010 - Veramente... (Francesco Giuseppe Pianori)

Veramente e molto modestamente ribalterei la domanda: "Perché diamo ancora ascolto alle Agenzie di rating?" La risposta è semplice: Perché non capiamo nulla di Economia. L'Economia fatta di speculazioni, voci, senza alcun aggancio con la realtà, senza lavoro, solo monetaria, dove due o tre detentori di non si sa che cosa gridano "Al lupo! Al lupo!" preoccupati solo di fregare il prossimo... Questa non è economia: è pura irrazionalità. Se non semino non raccolgo, se non taglio la legna muoio di freddo, se faccio la guerra trovo solo fame. Ingenuo? Sì, grazie.