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BORSA/ Perché Moody’s ha fatto crollare la Borsa di Milano?

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Poi si potrebbe azzardare che l’obiettivo finale è l’euro che di certo non è nemmeno ora sottovalutato: una moneta dove per la metà dei paesi si paventa il rischio default, senza alcuna coesione tra le nazioni. Davvero non si capisce perché debba valere più del dollaro. È una constatazione che, in questo momento di difficoltà, oltre ogni dubbio piace agli americani e piace a chi sta shortando l’euro. Le speculazioni contro la moneta (ne sappiamo qualcosa noi italiani) possono dare origine a fortune da sogno e hanno persino il potere di mettere in un angolo per qualche anno i concorrenti (stiamo parlando di Stati).


Immaginare quale sia la fine del processo in atto è molto difficile. La prima preoccupazione è sulla tenuta dell’euro. Salvare tutti in una situazione, che si avvita, senza ripresa economica e con i bilanci statali (anche di chi è ritenuto virtuoso) messi male sembra un compito impossibile. Se le cose si mettessero male chi è più forte opterebbe per la propria sopravvivenza, lasciando le idilliache idee d’Europa a chi ha ancora tempo da sprecare.


Non si può pretendere che i tedeschi paghino le tasse per chi vuole continuare ad andare in pensione a 53 anni. Tralasciamo il fatto, quasi grottesco alla luce di quanto successo ieri, che l’Italia (terzo per ammontare) abbia contribuito con 5,5 miliardi di euro (l’incasso dello scudo fiscale che doveva servire al nostro stato sociale) al salvataggio della Grecia. È impensabile procedere su questa strada all’infinito.


Quello che sembra determinante, dopo quello che si è visto mercoledì in Grecia, è la forza di avere un Paese coeso e soprattutto di avere il minor tasso possibile di demagoghi e il maggior tasso possibile di gente che capisce quando è il momento di fare sacrifici e di tagliare la spesa pubblica che non serve a niente. Questo vale soprattutto se la situazione dovesse davvero (come non speriamo) mettersi male. La cartina dell’Europa (già molto opportunamente citata da Bottarelli nelle pagine del sussidiario.net) appena pubblicata dall’Economist è uno scherzo (o una minaccia?) solo fino a un certo punto.


 



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COMMENTI
07/05/2010 - Agenzie di rating primi speculatori (Alberto Pennati)

Non condivido l'alone di elevata professionalità e di estremo ed asettico giudizio, attribuiti alle agenzie di rating. Guardate il dietrofront che hanno fatto oggi relativamente allo Stato Italiano, molto ambiguo: però intanto il dato l'hanno fatto. Andate a rivedere che rating assegnavano alla Lehman Brothers, il giorno prima del "default".

 
07/05/2010 - E' inutile prendersela con le agenzie di rating... (Anna Alemani)

Concordo del tutto con il commento sopra. Inoltre, penso che la questione della tempistica e' legata alla missione stessa di un' agenzia di rating. I rating che assegnano rappresentano la "probabilita' di default" assegnata al debito di un paese o di una societa'. E' intrinseco nel concetto stesso di probabilita' il concetto di rischio, largamente inteso (rischio sistemico incluso) cosi' che se percepisco o giudico che in qualche modo il rischio di default sia aumentato, sono obbligato ad abbassare il rating. Se non lo faccio non sto facendo il mio lavoro (e se la sono presa con le agenzie di rating anche in questo caso). Ecco perche' il rating arriva sempre nel momento "sbagliato" (perche' innesca la solita self-fulfilling prophecy). Ecco perche' e' inutile prendersela con le agenzie di rating.

 
07/05/2010 - Veramente... (Francesco Giuseppe Pianori)

Veramente e molto modestamente ribalterei la domanda: "Perché diamo ancora ascolto alle Agenzie di rating?" La risposta è semplice: Perché non capiamo nulla di Economia. L'Economia fatta di speculazioni, voci, senza alcun aggancio con la realtà, senza lavoro, solo monetaria, dove due o tre detentori di non si sa che cosa gridano "Al lupo! Al lupo!" preoccupati solo di fregare il prossimo... Questa non è economia: è pura irrazionalità. Se non semino non raccolgo, se non taglio la legna muoio di freddo, se faccio la guerra trovo solo fame. Ingenuo? Sì, grazie.