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FIAT/ La Cgil fermerà l’ambizioso piano di Marchionne?

Pubblicazione:venerdì 7 maggio 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Quanto è importante che la Uilm - la federazione dei lavoratori metalmeccanici aderente alla Uil - abbia approvato il piano “Fabbrica Italia” presentato da Sergio Marchionne per il futuro della Fiat? La domanda è lecita ed è tutt’altro che retorica, visto che per la prima volta il piano introduce, o vuole introdurre, in Italia i tre turni di produzione su sei giorni alla settimana, come in Polonia.

 

Un modo per “importare” uno spicchio di globalizzazione nel cuore del nostro Paese, inducendo migliaia e migliaia di operai, in nome della competitività produttiva, a rinunciare a una parte delle comodità conquistate in decenni di lotta sindacale e di welfare e ad assoggettarsi agli standard assai meno comodi dei Paesi di più recente industrializzazione.

 

Ed è una domanda lecita perché, viceversa, la posizione della Fiom Cgil, ovvero del sindacato più forte nella categoria dei metalmeccanici, è rimasta sin dal primo momento del tutto chiusa alle richieste del Lingotto.

 

La risposta è articolata. Banalizzando, nei corridoi della Fiom si ricorda ironicamente che i “compagni della Uilm” sarebbero da sempre il “sindacato giallo” della situazione, pronto a dire sì alla prima richiesta del padronato. C’è del vero in questa memoria, anche se nessuno può accusare la Uilm che ciò sia accaduto a seguito di evidenti conflitti d’interesse nella rappresentanza sindacale o di quei fenomeni osmotici tra dirigenza sindacale e management aziendale, ai quali proprio la Cgil ha abituato il Paese, con una costante migrazione dei leader sindacali più “ragionevoli” nelle file dirigenziali delle aziende.

 

La novità è cha la Uilm ha rotto il fronte dell’incertezza praticamente subito dopo la presentazione del piano Marchionne. Rocco Palombella, storico segretario generale di categoria, si è speso a favore delle idee del manager di Chieti in termini e con un’enfasi non convenzionali: “C'è veramente da essere orgogliosi della produzione automobilistica italiana dopo aver visitato lo stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano”, ha detto ad esempio martedì, al termine di un incontro con i quadri dell’impianto. E già il fatto che un leder sindacale scelga di usare il concetto di “orgoglio industriale” è inedito.

 

D’altronde quello stabilimento è uno dei caposaldi del piano Marchionne, perché vi si dovrebbero dispiegare al meglio le tecniche e i processi produttivi necessari per elevare la produzione dalle attuali 130 mila a 400 mila unità all’anno.

 

Quanto alle due vere “spine” della trattativa, cioè Pomigliano d’Arco e Cassino, su queste invece anche la Uilm è divisa. Sull’impianto campano, in particolare, Palombella ha appoggiato le intenzioni presentate da Marchionne sottolineando che 700 milioni di euro di investimenti sull’area sono un segno talmente concreto di buona volontà che vanno rispettati e in qualche modo contraccambiati.

 

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COMMENTI
09/05/2010 - Domanda (Giuseppe Crippa)

Scusi signor Ferraro, ma lei ce l'ha con la FIAT o con Epifani?

 
07/05/2010 - La Cgil in agguato (celestino ferraro)

Sono un uomo paziente, seggo sulla riva del fiume e attendo il passaggio del cadavere di Epifani. Io spero che riesca a cacciare la FIAT dall'Italia. Forse è per questo che Luca Cordero ha lasciato. Amen! Celestino Ferraro