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CRAC GRECIA/ Ecco i nuovi focolai di crisi che fanno contenti gli speculatori

Euro_Bce_CerchioR375.jpg (Foto)

Il fatto che però la Bank of England abbia già preparato un piano di svalutazione della sterlina del 20%, dice chiaramente quali siano le prospettive di fronte ai paesi con forte indebitamento: o la Germania accetterà una politica monetaria a pioggia da parte della Bce oppure la Spagna sarà costretta ad abbandonare l’unione monetaria, visto che la spirale di interessi composti portata con sé dalla politica di tagli salariali può trascinare il paese nel combinato congiunto debito-deflazione.

 

Non siamo di fronte a quelli che gli economisti chiamano shock esogeni, siamo di fronte a una crisi strutturale di dimensioni ancora da comprendere: finché la logica sarà quella di salvare la Grecia perché troppo piccola per fallire o salvare la Spagna perché troppo di media dimensione per fallire, ci troveremo di fronte a un insieme di scelte sbagliate che Allan Meltzer, professore di economia alla Carnegie Mellon University, condensava nella formula, «il capitalismo senza fallimenti è come la religione senza peccato».

 

Le banche americane, ora, hanno paura: hanno scoperto le reali esposizioni verso le controparti europee e chiedono, in pura chiave di hedging, tassi di interesse più alti sui prestiti interbancari. Un dato parla chiaro: la lista delle “banche problematiche” della Federal Deposit Insurance Corporation conta 775 istituzioni contro le 252 del 2008. Questo senza contare le 72 banche fatte fallire dai regolatori quest’anno e quelle andate a gambe all’aria dall’inizio del 2008, 237 per l’esattezza.

 

Non è un caso, poi, che la crisi del debito europea abbia fatto propendere la Fed per un ritardo nel rialzo del tasso di interesse. Insomma, segnali preoccupanti a cui si uniscono il pressoché collasso della coalizione di governo in Giappone, realtà che ha fortemente indebolito lo yen e l’approssimarsi dello scoppio della bolla immobiliare in Cina, segnalato anche dal dato dei bond denominati in dollari venduti dalle compagnie di real estate, i peggiori performers nel mercato asiatico del debito non-financial corporate denominato nel biglietto verde.

 

Il gruppo più colpito è Kaisa Group Holdings, che ha visto lo spread per i 3,9 miliardi di bonds da sette dollari emessi salire del 2,05% rispetto alle concorrenti del mercato asiatico, escluso il Giappone: sia Goldman Sachs che Credit Suisse hanno tagliato il rating delle compagnie di real estate cinesi dopo l’incredibile balzo del 12,8% dei prezzi delle case nel paese del Dragone in aprile. Troppi i focolai di incertezza, troppe le situazioni di difficile risoluzione per potere pensare che i mercati non siano preda di volatilità e speculazione: il tempo, però, stringe.

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COMMENTI
01/06/2010 - poche soluzioni (Fabrizio Terruzzi)

Domanda se l'Europa lasciasse andare in default la Grecia a ruota non seguirebbero anche il Portogallo e forse anche la Spagna?. E l'Italia?. Fine dell'Euro, dell'Europa unita e gran macello, considerato cosa hanno in pancia del debito di queste nazioni le banche e i risparmiatori degli altri paesi, oltreché la Bce stessa. A parte ben altre riflessioni. Sarebbe una vera apocalisse per risorgere in un'Europa delle monete di quarant'anni più indietro. Ormai siamo in mezzo al guado e dobbiamo venirne fuori per forza di cose. La sterlina svaluta del 20%?. L'Euro è già su questa soglia e svaluterà ancora di più. La Bce si rassegnerà a far girare le rotative, a lasciar correre l'inflazione (che si mangerà parte dei debiti), a mantenere i tassi reali negativi e gli Stati dovranno tirare ancor più la cinghia. Che alternative ci sono se non quella di mettere assieme tutti debiti, annullare più o meno apertamente la sovranità dei singoli stati e fare dell'Europa una grande Germania?. E alla grande Germania forse ci arriveremo comunque, prima o dopo, volenti o nolenti.