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Economia e Finanza

RAI/ Non è pubblicare gli stipendi che "salva" il canone: così la tv pubblica prepara il suicidio

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

 

Nella realtà la decisione di mostrare al pubblico i compensi dei conduttori è un’ammissione di debolezza. Non potendo la Rai decidere autonomamente quanto pagare chi e chi mandare in onda quando, si affida al pubblico ludibrio per aizzare lo sdegno popolare contro i vip strapagati.

 

È, insomma, come se si dicesse: “Noi non siamo capaci di abbassare gli stipendi che, come vedete, sono stratosferici”. Nessuna azienda si comporta così. Nessuna azienda accetterebbe di esporre i propri dipendenti o i propri collaboratori all’ignominia pubblica per via dei compensi che percepiscono. Su nessuna scatoletta di tonno troveremo mai lo stipendio dell’amministratore delegato della società che lo produce.

 

La replica di alcuni componenti della commissione di vigilanza che ha approvato all’unanimità la norma, è che la Rai è tenuta a farlo perché si sostiene con il canone. Vero in parte. La Rai si sostiene con la pubblicità, il canone, che è una tassa, dovrebbe (dovrebbe) sostenere le spese delle trasmissioni che vengono prodotte e mandate in onda per ottemperare agli obblighi di servizio pubblico. Ma, per fare un esempio, le trasmissioni di Fabrizio Frizzi o Gabriella Carlucci, non sono un obbligo da servizio pubblico, sono spettacoli che vivono della pubblicità che riescono ad attrarre. Eppure sui loro compensi si scatenerà la rabbia popolare che distruggerà il capitale di simpatia sul quale anche la Rai conta per attrarre telespettatori. La commissione di vigilanza Rai, insomma, con la sua decisione ha deciso di distruggere il capitale del quale la Rai vive: la popolarità e simpatia dei suoi conduttori. Complimenti.

 

 

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COMMENTI
12/06/2010 - A me interessa un'altra cosa (Alberto Pennati)

Mi piacerebbe tanto che tutti i telespettatori capissero che l'unico modo per sbarazzarsi di certe persone che sono strapagate, e che fanno anche le vittime, è NON GUARDARE PIU' LE LORO TRASMISSIONI! Anche dover pagare il canone lo ritengo un vero sopruso (dicono si tratti di una tassa di possesso del televisore, di fatto un vitalizio sull'apparecchio, ma vi sembra LEGALE? a proposito: nessun solone professore di diritto evidenzia questa cosa!). Se i telespettatori tenessero il televisore spento, anzichè guardare questi personaggi ma non persone, che si ritengono divinità e che pretendono di dare lezioni di tutti i tipi, anche di moralità (salvo poi farsi beccare "cocainati" e con preferenze per i transessuali!), credo ci sarebbero meno ricconi in giro che fanno soldi sulle nostre spalle, PAGATI anche con il nostro CANONE (dimenticavo: danno lezioni su questo anche ai politici!). Anche tutto questo fantascienza? Mah, provate qualche sera a rileggervi un libro che avevate letto quando andavate a scuola; secondo me passate una serata di gran lunga migliore.