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RAI/ Non è pubblicare gli stipendi che "salva" il canone: così la tv pubblica prepara il suicidio

La decisione Rai di mostrare a fine trasmissione i compensi sembra un’operazione trasparenza ma è un segno di debolezza e segnerà il crollo della tv pubblica. Il commento di MARCO COBIANCHI

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

La decisione di mostrare alla fine di ogni trasmissione Rai i compensi di chi l’ha realizzata avrà un effetto immediato: di molte trasmissioni delle reti pubbliche la parte più interessante saranno i titoli di coda. Ma che questa decisione venga definita un omaggio alla trasparenza è pura mistificazione. Ciò che a me personalmente interessa non è quanto guadagna Fabio Fazio o Bruno Vespa. A me interessa sapere se quei conduttori (che sono spesso anche autori dei programmi) valgono ciò che costano e, ancora più importante, a me interessa che l’azienda che li paga chiuda ogni anno l’esercizio in utile senza, possibilmente, ”adeguare” il canone di abbonamento.

I compensi dei suoi dipendenti o dei suoi collaboratori sono fatti che riguardano il rapporto tra l’azienda e chi percepisce il compenso, non chi paga il canone. Perché chi paga il canone non possiede gli strumenti (e i dati) per capire se un conduttore pagato 10 volte di più della media dei suoi colleghi vale ciò che costa. Se, cioè, il programma che realizza per la Rai faccia guadagnare la Rai o meno. Questo lo sa la Rai (e sono dati piuttosto sensibili che difficilmente renderà pubblici, giustamente), non noi. Ed è sempre la Rai che deve decidere chi pagare molto e chi pagare poco. Ed è sempre la Rai che deve stabilire, sulla base di quanto concordato dal contratto di servizio, quali trasmissioni meritano di essere mandate in onda ugualmente anche se producono perdite, in quanto svolgono un servizio pubblico.

Per fare tutto questo occorre una Rai governata da una dirigenza forte. Forte perché autonoma. Autonoma perché impermeabile ad influenze partitiche esterne e che abbia come unico scopo quello di rispettare il contratto di servizio e produrre utili. Ovviamente stiamo parlando di fantascienza.

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COMMENTI
12/06/2010 - A me interessa un'altra cosa (Alberto Pennati)

Mi piacerebbe tanto che tutti i telespettatori capissero che l'unico modo per sbarazzarsi di certe persone che sono strapagate, e che fanno anche le vittime, è NON GUARDARE PIU' LE LORO TRASMISSIONI! Anche dover pagare il canone lo ritengo un vero sopruso (dicono si tratti di una tassa di possesso del televisore, di fatto un vitalizio sull'apparecchio, ma vi sembra LEGALE? a proposito: nessun solone professore di diritto evidenzia questa cosa!). Se i telespettatori tenessero il televisore spento, anzichè guardare questi personaggi ma non persone, che si ritengono divinità e che pretendono di dare lezioni di tutti i tipi, anche di moralità (salvo poi farsi beccare "cocainati" e con preferenze per i transessuali!), credo ci sarebbero meno ricconi in giro che fanno soldi sulle nostre spalle, PAGATI anche con il nostro CANONE (dimenticavo: danno lezioni su questo anche ai politici!). Anche tutto questo fantascienza? Mah, provate qualche sera a rileggervi un libro che avevate letto quando andavate a scuola; secondo me passate una serata di gran lunga migliore.