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FIAT/ Marchionne svenderà l'Italia a Detroit?

Pubblicazione:lunedì 14 giugno 2010

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O così o si chiude, o si lavora di più a Pomigliano d'Arco, o andiamo in Serbia e in Polonia: il diktat di Sergio Marchionne ha isolato di nuovo la Fiom, ma per il momento è passato. Resta da vedere come lo prenderanno i lavoratori. Forse i cinquemila operai e impiegati si rendono conto di trovarsi in stato di necessità. Il trasferimento della Panda da Tychy, alle condizioni dell'azienda, è inevitabile per salvare il salvabile. Un po' come i tagli alla spesa decisi da Giulio Tremonti. Basta guardarsi attorno.


La Indesit chiude due stabilimenti in Italia: ormai anche i Merloni si sono internazionalizzati e producono molto più all'estero. Ma la notizia ancor più clamorosa viene dalla Spagna dove Zapatero presenterà in settimana un decreto per riformare il mercato del lavoro, senza l'accordo dei sindacati: la riunione al ministero si è risolta con una rottura che non impedisce al governo socialista di andare avanti lo stesso. «Vogliamo ridurre il costo dei licenziamenti per le imprese senza far perdere i diritti ai lavoratori», questo l'obiettivo nelle parole del presidente del governo spagnolo che ricordano da vicino, qui in Italia, la battaglia sull'articolo 18.


Assorbiti da polemiche sull'avidità dei banchieri, l'iperfinanza e la speculazione delle borse, ci è sfuggito un piccolo particolare. Cioè che la crisi ha origine nell'economia reale. Lo ha detto Mario Draghi nell'ultima assemblea della Banca d'Italia: è una crisi di competitività, quanto meno in Europa. In America e nel resto del mondo è una crisi da squilibri nei rapporti fondamentali: risparmio e investimenti, produzione e consumi, aree del mondo e settori industriali (come l'auto e gli elettrodomestici) che da tempo hanno raggiunto la loro saturazione sui mercati sviluppati e possono avere ancora una dimensione di massa solo nei paesi in via di sviluppo.

 

 

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COMMENTI
14/06/2010 - Ma se nulla può la politica (PAOLA CORRADI)

Ma se nulla può la politica, come potranno mai fare i sindacati? Credo che, a costo di sbagliare, la politica debba entrare più nel merito sull'attività produttiva ed economica del paese, non credo assolutamente che sia solo una questione di essere più bravi degli altri, perchè la tecnologia ora non è solo italiana, ma con internet è globale. Le aziende devono avere un interesse economico per produrre in italia. Questa è la realtà e quindi è necessario sostenere l'impresa perchè gli stati emergenti fanno a gara per sostenere i nostri concorrenti. E' una cruda realtà ma è cosi', quindi non possiamo illuderci che il made in italy possa sempre reggere questo empasse. Qualche idea: dei premi produzione in base al numero di addetti, dei premi per chi acquista materie prime in italia etc.