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Economia e Finanza

SCENARIO/ 3. Pelanda: perchè la Germania aiuta Cina e Usa ma affossa l’Italia?

L’euro perde terreno sul dollaro: un aiuto per l’economia italiana. Ma Usa e Cina, aiutati da Germania e Bce, riusciranno a far sì che questo vantaggio non duri, spiega CARLO PELANDA

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Da mesi sostengo su queste, e altre, pagine che l’Eurozona e l’Italia potranno uscire dai guai solo attraverso una svalutazione dell’euro che pompi l’export e renda più attraente l’Europa sia per gli investimenti sia per il turismo extraeuropeo. I dati più recenti mi confortano, perché la ripresa in alcune aree europee, Italia in particolare, sta accelerando proprio grazie alla svalutazione. Ora il punto è: quanta e per quanto tempo sarà utile?

La domanda ha senso perché la caduta dell’euro, finora, non è stata intenzionale, ma indotta da una crisi di fiducia. Questa si è manifestata come minore disponibilità del mercato a rifinanziare i debiti pubblici e ha costretto le euronazioni a varare piani d’emergenza per dimostrare al mercato che i debiti stessi non cresceranno via taglio della spesa pubblica.

Con una battuta amara si può dire che questa è solo mezza soluzione che raddoppia, in realtà, il problema. Il mercato non ha fiducia nell’euro in quanto moneta gestita senza politica economica comune, per giunta “alla tedesca”, cosa che la rende insostenibile per economie con base industriale meno forte, e minore produttività, della Germania.

Le economie più deboli dovrebbero svalutare per tornare in equilibrio, ma ciò è impedito. E se non possono svalutare devono ridurre i valori di qualcosa altro: salari, prezzi, spesa pubblica e tutele. In particolare, non potendo rendere flessibile il cambio devono rendere flessibile il mercato del lavoro. Questo è il problema della moneta unica in generale.

La priorità particolare di azzerare i deficit pubblici lo amplifica fino al punto di chiedersi come le nazioni reggeranno la deflazione, cioè l’assenza di crescita. E se lo chiede il mercato che, ovviamente, vuole ordine contabile, ma soprattutto, crescita come garanzia che i debiti verranno ripagati. Per ottenerla, la soluzione di liberalizzare i mercati interni richiede tempi lunghi e resta solo quella di pompare la crescita via svalutazione competitiva.

Ne serve molta per bilanciare la doppia deflazione sistemica e contingente. Ma la Bce non vorrà una svalutazione forte e duratura per timore che importi inflazione. Non lo vorrà l’Amministrazione Obama che punta a un dollaro svalutato a lungo per riparare il motore americano della crescita. Non lo vorrà la Cina che cresce principalmente grazie a una supersvalutazione competitiva. Cina e America vogliono l’euro forte e che l’Eurozona paghi i costi del riaggiustamento dell’economia globale.

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COMMENTI
14/06/2010 - alcuni dubbi (Roberto Lucini)

si continua a dire che grazie alla Germania la BCE persegue una politica troppo restrittiva che penalizza i PIIGS. Sarà anche vero, ma che dire allora del cambio €/$ a 1.20, vogliamo forse pagare la benzina 2 euro al litro? E' poi ormai ben chiaro che qualunque iniezione di liquidità (anche europea) anzichè finire nel circuito produttivo finisce inevitabilmente ad ingrassare le banche d'investimento americane che investono ad effetto leva 50, quindi perchè disturbarci? E' buffo poi notare che le stesse accuse alla BCE venivano mosse negli anni dal 2000 al 2007, poi si è visto dove ha portato la politica espansiva americana. E' ovvio che i politici tedeschi siano terrorizzati dall'(iper)inflazione, i loro antichi predecessori nella repubblica di Weimar furono sterminati completamente nei campi di concentramento nel tripudio generale dei tedeschi, quelli di oggi non vogliono fare il bis. Come conseguenza (della mancata iniezione europea) non c'è più trippa per gatti e a pagarne le conseguenze sono per primi gli Stati che non hanno un apparato industriale e ciò nonostante avevano pensato (male) di potersi permettere un imponente welfare. Ora ch'è finita l'economia della crescita drogata infinita occorre darsene una ragione, gli sfessati saranno lasciati a loro destino, e non parlo solo di Stati ma anche a livello di macroregioni, le ultime elezioni in Belgio e in Italia fanno intravedere una tendenza ben definita ed in entrambi i casi si vede uno zampino rosa con i peli biondi.