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Economia e Finanza

CRAC GRECIA/ L’Italia sommersa dal debito rischia la recessione?

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Insomma, ci vorrà ben altro che la manovra da 24 miliardi varata: lo sa Berlusconi, lo sa Tremonti, conviene che lo sappiano tutti, dal primo all’ultimo cittadino su cui grava un debito spaventoso. Anche perché la situazione generale del debito sovrano europeo, rischia di portare con sé a breve una nuova crisi di finanziamento per le banche che saranno costrette a nuove svalutazioni: quindi, depressione degli utili, ulteriore flessione del prestito e rallentamento della ripresa.

 

Le securities bancarie stanno pagando i timori degli investitori rispetto ai bond sovrani di paesi come Grecia, Spagna e Portogallo: quanti ne hanno davvero in pancia gli istituti? E quanto ci metteranno quei titoli a trasformarsi in carta straccia come le cedole dei subprime? Già oggi il credito interbancario è al minimo, c’è sfiducia tra banca e banca e gli istituti stanno depositando a livello record nell’overnight presso la Bce a tassi ridicoli ma con garanzia assoluta: i numeri spaventano.

 

Proprio come quelli del costo per assicurarsi da un potenziale default bancario, saliti a livelli record la scorsa settimana. L’indice Markit iTraxx Financial Index degli swaps relativi alle principali 25 banche europee è salito a 208 punti base l’8 giugno, molto vicino al massimo di tutti i tempi di 210 punti base toccato nel marzo del 2009. Per trovare finanziamenti sui mercati le banche devono quindi usare la loro loan-to-deposit ratio e asciugare all’osso i bilanci: servirà una cura da cavallo, difficilmente smaltibile visto lo stato di salute ancora debilitato di molti istituti.

 

L’avversione al rischio, di fatto, sta stimolando le vendite di covered bonds, securities che sono garantite dall’emissario e coperte da mutui e altri prestiti, riducendo il rischio per l’investitore e il pagamento degli interessi per chi emette. In una situazione simile appare chiaro che le modiche proposte dal comitato di Basilea dovranno attendere, se non vorremo vedere una moria di istituti in stile statunitense.

 

Ma brutte notizie arrivano anche dagli Usa, dove il Congressional Budget Office ha reso noto che il costo per rimettere in sesto definitivamente Fannie Mae e Freddie Mac, i giganti dei mutui ormai detenuto all’80% dai contribuenti dopo il mega-salvataggio, potrebbe nella migliore delle ipotesi toccare i 160 miliardi mentre nel worst case scenario, non così remoto per molti analisti, il trilione di dollari.

 

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COMMENTI
17/06/2010 - Le lezioni di questa crisi: per romano calvo (Antonio Maggio)

Gentile Romano, non posso esimermi da risponderLe cogliendo l'occasione per chiarire degli aspetti che proprio del sentire comune spiegano perchè le tragedia di oggi è causa degli errori del passato. Hayek non aveva una assoluta fiducia degli automatismi di mercato. Anzi era ben conscio dei limiti (situazioni di monopoli naturali, asimmetrie informative, esternalità, beni collettivi...) tali da non permettere che la teoria dell'efficienza nell'allocazione delle risorse per mezzo della concorrenza potesse esprimersi totalmente. Da qui la necessità di interventi dello stato. La questione è: dove lo stato deve intervenire? Cioè quali i criteri e quali le modalità. Il principio di sussidiarietà contestualizza la teoria heyekiana dicendo che lo stato non deve intervenire dove riescono a farlo, con più efficienza ed efficacia, gli ordini inferiori (inferiori per dimensione non per ruolo). E così arriviamo alla scuola. C'era lo stato quando in Italia di sono create le prime università? E' stato lo stato (scusi l'ingenuo gioco di parole) a creare tutte le esperienze di formazione cattolica che hanno disseminato (e continuano a disseminare) l'Italia? Non confondiamo diritto allo studio con il soggetto che permette l'esercizio di tale diritto: il diritto è di ognuno, il soggetto che può garantirlo è statale o privato. Non confondiamo pubblico con statale. E la crisi attuale? Componenti sia reali che finanziarie: certo che la Germania con debito/pil al 84% se la passa meglio di noi.

 
15/06/2010 - le lezioni di questa crisi (romano calvo)

Concordo con Teruzzi e mi preoccupano queste cose che sento a proposito di Hayek e sulla fiducia negli automatismi del mercato. Credevo che questa crisi fosse servita perlomeno a capire che in finanza non funzionano i meccanismi dei mercati delle merci (invito a leggere l'economista André Orlean; Dall'euforia al panico, Ombre corte verona 2010). Ad Antonio di Maggio proporrei di fare due calcoli e verificare quanto costerebbe un sistema scolastico totalmente privatizzato con lo strumento Dote, in grado però di rispettare i LEP. Glielo dico io: uguale a quanto spendiamo ora. Non dobbiamo confondere il tema della riqualificazione di un nuovo welfare con l'ammontare delle risorse finanziarie ad esso necessarie. Ciò che lei ingenuamente sta proponendo è il semplice venir meno del diritto allo studio. Qui non si stà discutendo della qualità e dei soggetti del lavoro sociale ed educativo (su questo piano potrei essere d'accordo con lei), ma si sta discutendo di risorse. Vi invito a leggere l'articolo di James Galbraith (LE Monde diplomatique, giugno 2010), figlio del celebre John. Gli stati non possono permettersi di perdere la battaglia contro la finanza, ne va del futuro della nostra civiltà europea. Occorre reagire spendendo risorse pubbliche in beni di investimento, costruendo una fiscalità europea,utilizzando i fondi pensione europei,vietando la compravendita di CDS sul debito sovrano e facendo pagare le tasse ai ricchi. romano.calvo@libero.it

 
15/06/2010 - E ora? (Antonio Maggio)

Grazie Bottarelli. Finalmente qualcuno richiama Hayek. Che evidenziava chiaramente quali i limiti dello stato, la sua incapacità di dare adeguate risposte alle persone perchè bisogni e risposte sono governate dallo scambio delle informazioni sintetizzate dai prezzi di mercato. Ma gli stati europei hanno per decenni voluto rincorrere il carro socialista-comunista-statlista trovando giustificazione nelle teorie di Lord Bavaridge (dalla culla alla bara) e di Lord Keynes. Che poi i "figli" di Keynes l'abbiamo saputo veramente leggere oppure l'abbiamo manipolato lo si trova nella situazione in cui siamo. Eppure si continua a confondere la febbre con il termometro. Perchè, almeno in Italia, non si vuole ridurre il debito attivando strumenti di welfare sociale come ad esempio una scuola veramente libera? Attraverso il bonus scuola si attiverebbe una reale concorrenza con una riduzione netta dei costi della collettività ed un miglioramento del livello qualitativo. E con un nuovo welfare si aprireppero spazi per imprese sociali che supportebbero la crescita altrimenti non possibile, vista la stuttura post-industriale nel sistema economico italiano. Ma qualcuno continua a sventolare il moloch della Costituzione ("senza oneri per lo Stato").

 
15/06/2010 - Debito e recessione (Vulzio Abramo Prati)

Che un paese, un'azienda o un privato coperti di debiti possano solo pensare a un periodo di recessione mi sembra il minimo! Solo dopo aver sanato la situazione economica si potrà pensare di finanziare una fase di sviluppo perchè, è bene sottolinearlo a chi ancora non l'ha capito, lo sviluppo richiede investimenti e questi si fanno o con moneta sonante o con finanziamento e per averlo servono i conti a posto. Pensare essendo indebitati di uscire dalla crisi finanziando lo sviluppo è come suggerire a uno sfrattato nullatenente di risolvere il problema comprando un attico in centro! In economia ci sono dei "fondamentali" e sarebbe ora che ce ne rendessimo conto tutti noi italiani, Governo, opposizione e sindacati in testa. Tutti dovremo fare sacrifici per uscire da questa situazione e il percorso non sarà agevole; solo dopo potremo permetterci una fase di sviluppo. Ritardando la cura si aggrava solo la malattia e la nostra economia è in rianimazione! Ieri Francia e Germania auspicando un rafforzamento del patto di stabilità hanno proposto il ritiro del diritto di voto al Consiglio Europeo ai paesi "lassisti in materia di bilancio"; chissà a chi pensavano visto che noi, secondo chi ci governa, "abbiamo i conti più a posto degli altri paesi". Effettivamente Von Hayek lo conosciamo poco, credo però che lui quando parlava del "malinvestment" conoscesse molto bene noi!

 
15/06/2010 - vale il contrario (Fabrizio Terruzzi)

rimediare agli squilibri non porta in recessione ma permette di alimentare fiducia e quindi nuovo slancio. E' il non farlo ad essere deleterio. Mi spiego meglio. Lo squilibrio di fondo è quello che una parte del risparmio non è destinato all'investimento produttivo ma ad alimentare lo stato sociale o a gonfiare l'economia finanziaria, quella speculativa, ingorda, fine a se stessa. 1) Uno stato sociale alimentato dai debiti è destinato al fallimento. Se non si vuole ridurre la spesa sociale logica impone che questo risparmio venga assorbito da nuove tasse o dal pagamento da parte di chi “più può” di una quota dei servizi oggi prestati gratuitamente o quasi. In linea di principio la domanda aggregata rimane la stessa, con il vantaggio che non si crea nuovo debito. 2) Scusate ma non riesco proprio a capire cosa ce ne facciamo di un’economia finanziaria che mira solo a moltiplicare i soldi come in sostanza si fa al Casinò di Montecarlo e all'Ippodromo, anche se in forme diverse (scommettendo sui numeri o sui cavalli anzichè sui corsi) e senza alcuna utilità sociale, anzi... Va completamente ripristinato il sano concetto per cui attraverso le borse valori si canalizza il risparmio verso il capitale di rischio. Il resto è "fuffa".