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CRAC GRECIA/ Europa e Germania temono lo sgambetto spagnolo

Pubblicazione:giovedì 17 giugno 2010

Bce_sedeR375_03ott08.jpg (Foto)

 

Insomma, attaccano per difendersi, fanno la faccia da duri perché in realtà - come si dice a Milano - non sanno neanche quanti ne hanno in tasca. Come dar loro torto, d'altronde. Sia per la bomba ad orologeria su cui siedono i loro istituti di credito sia perché sicuramente, a Berlino come a Francoforte, avranno letto l'ultimo report di Axa Investment Managers, l'istituto francese che ha affidato al capo del centro analisi globale, Theodora Zemek, un compito tutt'altro che simpatico: capire quante possibilità ha l'euro di resistere a questa crisi del debito. Risultato? «I mercati sono molto, molto nervosi perché hanno prima intravisto e ora visto chiaramente una falla fatale nel sistema euro e non esiste, al momento, una via d'uscita chiara. Questa crisi è più grave e avrà implicazioni molto più pesanti di quella di due anni fa: peccato che i politici non lo abbiano ancora capito».

 

Quanto reggerà la panacea del piano di salvataggio da 750 miliardi di Ue e Fmi? «Al massimo, ma veramente esagerando, diciotto mesi. Non di più, dopodiché il danno strutturale colpirà la casa comune con un più che probabile default della Grecia e una reazione a catena in tutto il sud Europa. Sarà la fine dell'euro così come lo conosciamo. Le implicazioni di lungo termine saranno, nella migliore delle ipotesi, una serie di splits all'interno dell'eurozona e, nella peggiore, la distruzione dell'euro come valuta comune. Comunque vada, non ci attendono tempi felici».

 

Per gli analisti di Axa, soprattutto dopo l'ultimo downgrade greco che vede i titoli ellenici classificati come spazzatura, «non c'è alcuna speranza che il piano Ue-Fmi possa avere successo fino a quando tratterà la trappola del debito del Club Med come una crisi di liquidità a breve termine». Insomma, avanti di questo passo e il crack di Lehman Brothers sembrerà un evento di poca importanza. La parola d'ordine di cui aver paura, infatti, sarà "contagio": rapido e inarrestabile. Il perché è presto detto: il prezzo di questi potenziali default, infatti sarà tutto in carico delle banche. Quei bond, infatti, non scompariranno, anche e soprattutto se diverranno "junk" esattamente come quelli greci: resteranno nei mercati monetari francesi o nelle compagnie di assicurazioni o negli stessi balance sheets francesi o tedesche.

 

La Banca per i Regolamenti Internazionali ha detto chiaramente che Germania e Francia, intese come istituti bancari e assicurativi, sono esposte verso Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna molto più in termini di mutui e debito delle compagnie che di debito sovrano. Questa distinzione, nei fatti, è divenuta inutile per la Grecia: la Bce ha già prestato alle banche greche 95 miliardi di euro, la gran parte dei quali in cambio di un collaterale sotto forma di bonds governativi ellenici. Evviva! Ecco il motivo per cui il settore, in Grecia, sopravvive nonostante una perdita netta della loro base di deposito del 7 per cento a causa delle fuga di capitali all'estero da parte di cittadini ellenici facoltosi: il supporto offerto a quegli istituti dalla Bce equivale al 20 per cento del loro finanziamento non-equity. <«Stiamo assistendo a un nobile esperimento appostati sul baratro del fallimento», sentenziano ad Axa. Catastrofisti che non sono altro.

 

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COMMENTI
17/06/2010 - Le -manone- di Dio (Diego Perna)

Quando leggo i suoi articoli mi rincuoro sempre, perché non mi pare Lei parli mai a vanvera e anche se può apparire ad alcuni un catastrofico, vedo una forte propensione a ricercare la verità della questione. Il punto è infatti la verità, che seppur difficile da stanare in una materia del genere, non possiamo arrenderci e dire sia impossibile trovarla. I dati sono tantissimi, le variabili infinite ma i governi e i politici hanno spesso e volentieri fini a breve scadenza, non vedono a tre mesi si figuri a 18 mesi,quindi sperare da loro mosse utili a scongiurare i danni cui andiamo incontro, è impensabile. Faccio l'artigiano da tanto, e anche oggi a Prima Pagina su Radio3, il giornalista accusava anche questa categoria di evasione fiscale. Fosse anche vero per evadere un milione di euro, oggi come oggi ci vorrebbero 100.000 di queste MPMI, per certo il danno che viene da loro è minimo, e anche bloccare gli stipendi agli insegnanti ha poco senso. Quindi che si parli delle vere cause di questa cavolo di crisi, dovuta ad altri e ad altro è sempre troppo poco. Se ne dovrebbe parlare anche in Radio e alla Tv, anche in termini più semplici, perché nessuno ha ancora coscienza piena di quello che ci aspetta, e si discute quasi sempre del nulla. Però,affidarci alle mani di Dio, mi sembra proprio un'ottima possibilità, probabilmente l'unica oramai. Grazie Buona Giornata