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CRAC GRECIA/ Europa e Germania temono lo sgambetto spagnolo

Pubblicazione:giovedì 17 giugno 2010

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Allegri, si colloca! A che prezzo, però, è tutto da vedere. E vediamolo, quindi. Rispetto al Bund tedesco a 10 anni, ritenuto il più affidabile dell'eurozona, il cosiddetto benchmark, i titoli greci quotano con un divario di 635 punti base, seguono gli irlandesi (288 punti di spread, rendimento complessivo lordo del 5,53%) i portoghesi (spread 275, rendimento 5,39%), gli spagnoli (spread 213, rendimento 4,77%), i BTp italiani (spread 143, rendimento 4,07%) e gli Oat francesi (spread 45, rendimento 3,09%). Insomma, se volete chiamatela pure Europa unita o Unione Europea, ci vuole fantasia ma alla fine ce la si fa.

 

Ma scendiamo un po' nel dettaglio. Martedì la Spagna ha collocato in asta titoli a 12 e 18 mesi per un ammontare complessivo di 5,167 miliardi di euro con un rendimento in netto rialzo rispetto a quello dell'asta del mese scorso (da 1,59% a 2,23%, mentre ad aprile era addirittura a 0,9). In aumento anche le richieste: il bid-to-cover ratio – ovvero il rapporto d'importo tra domanda e offerta - è salito a 1,5 rispetto al valore di 1,26 segnato a maggio. Insomma, c'è ancora appetito sui periferici: per forza, con i tassi che sono costretti a pagare per riuscire a collocare! I mercati non credono al presunto scudo creato da Fmi e Ue con il piano monstre da 750 miliardi e vogliono rendimenti alti per placare i loro appetiti.

 

Allo stesso tempo, infatti, anche il costo assicurativo contro il rischio default, gli ormai stranoti cds sul sovereign debt, si é allargato, con una particolare pressione per quello greco il cui cds a cinque anni si é portato a 785 punti base (+25 punti base rispetto alla vigilia): stesso trend per i mercati di Portogallo (+30 punti base a 330), Spagna (+18 punti base a 250, quasi il massimo storico) e Irlanda (+19 punti base a 255). Evviva, si colloca mentre si balla sul ponte del Titanic ma senza musica: l'orchestra, che non è composta da fessi, si è accaparrata una scialuppa in fretta e furia e si è data a gambe. Il perché è presto detto: la Spagna sta fallendo a velocità siderale, l'ultima asta di bond suona come un de profundis beffardo e cinico travestito con gli abiti carnevaleschi del successo e anche la Germania comincia ad aver paura della nuova bomba bancaria che ha in corpo. Paura condivisa anche nella penisola iberica, visto che l'Associazione bancaria spagnola ha sentito il bisogno di emettere un comunicato in cui si definisce «per nulla spaventata dalla trasparenza».

 

Insomma, Madrid è pronta ad aprire i conti delle banche e rendere pubblici i risultati degli stress test voluti dall'Ue: solo così, mostrando chiaramente la gravità della situazione, potrà infatti accadere al fondo di salvataggio europeo. Peccato che questa ipotesi veda tremendamente contraria Berlino, che insiste sull'inviolabilità della segretezza (salvo poi comprare file con i dati di presunti cittadini evasori all'estero, stile Gestapo o Stasi ma d'altronde cosa aspettarsi da chi vieta il naked short sui primi dieci titoli del Dax e poi permette a Deutsche Bank di shortare il debito sovrano di Spagna e Portogallo per 2 miliardi di euro): per il numero uno proprio di Deutsche Bank, Josef Ackermann, infatti «sarebbe molto pericoloso se ogni banca dovesse pubblicare i propri risultati», poiché potrebbe scatenare una reazione a catena.

 

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COMMENTI
17/06/2010 - Le -manone- di Dio (Diego Perna)

Quando leggo i suoi articoli mi rincuoro sempre, perché non mi pare Lei parli mai a vanvera e anche se può apparire ad alcuni un catastrofico, vedo una forte propensione a ricercare la verità della questione. Il punto è infatti la verità, che seppur difficile da stanare in una materia del genere, non possiamo arrenderci e dire sia impossibile trovarla. I dati sono tantissimi, le variabili infinite ma i governi e i politici hanno spesso e volentieri fini a breve scadenza, non vedono a tre mesi si figuri a 18 mesi,quindi sperare da loro mosse utili a scongiurare i danni cui andiamo incontro, è impensabile. Faccio l'artigiano da tanto, e anche oggi a Prima Pagina su Radio3, il giornalista accusava anche questa categoria di evasione fiscale. Fosse anche vero per evadere un milione di euro, oggi come oggi ci vorrebbero 100.000 di queste MPMI, per certo il danno che viene da loro è minimo, e anche bloccare gli stipendi agli insegnanti ha poco senso. Quindi che si parli delle vere cause di questa cavolo di crisi, dovuta ad altri e ad altro è sempre troppo poco. Se ne dovrebbe parlare anche in Radio e alla Tv, anche in termini più semplici, perché nessuno ha ancora coscienza piena di quello che ci aspetta, e si discute quasi sempre del nulla. Però,affidarci alle mani di Dio, mi sembra proprio un'ottima possibilità, probabilmente l'unica oramai. Grazie Buona Giornata