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ALITALIA/ L’ex comandante: come fanno Colaninno e soci a parlare di salvataggio riuscito?

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Per quanto riguarda gli altri costi, invece, probabilmente non è cambiato nulla nei rapporti percentuali sui ricavi, anche se questo non è possibile saperlo prima dell’analisi della relazione completa di bilancio, ma se CAI continua a perdere circa un milione di euro al giorno (ovvero 326 milioni in 365 giorni) pur avendo abbassato ulteriormente il costo del personale, la ragione, oltre a un coefficiente di riempimento basso, può essere attribuita solo alle spese ancora fuori controllo.

 

Peraltro la perdita di 326 milioni è su un fatturato di 2,9 miliardi , mentre la perdita di Alitalia nel suo ultimo anno di operatività era di 495 milioni (inclusi 97 milioni di svalutazione flotta) su 4,8 miliardi.

 

Sta di fatto che il business sembra non funzionare, almeno come trasporto aereo, ma se il Presidente Colaninno si aspetta comunque che il suo sia stato un “buon investimento per il ritorno economico” avrà sicuramente le sue buone ragioni. In questa sede vorremmo ricordare l’articolo 41 della Costituzione che recita testualmente:

 

L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

 

Quindi l’iniziativa economica privata, per la nostra Costituzione, dovrebbe avere anche un fine sociale, non solo quello di remunerare in maniera “egregia” il capitale e i suoi gestori. Comunque non c’è problema, se questo articolo della Costituzione non ci piace lo abroghiamo.

 

Resta il fatto che la produzione di ricchezza e la gestione del reddito di cui l’economia deve occuparsi, nel caso CAI, appare leggermente sbilanciata a favore del capitale e che molti dei nostri passeggeri, oggi, per volare in molte parti del mondo debbono prima andare a Parigi, Francoforte o Monaco, dove magari trovano due se non tre collegamenti giornalieri di lungo raggio e un network praticamente capillare creando ricchezza in Francia e in Germania ma non in Italia.

 

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COMMENTI
30/06/2010 - PER IL SIG. CIOCCA (Z sara)

Anche se a certi italiani piaceva tanto l'idea che fossero i costi del personale (invidia sociale o pressapochismo?)ad aver tirato giu' l'Alitalia, e che quindi fosse giusto "eliminare" la fonte di tanto spreco, in realta', come spiega bene il Comandante Gismondi nel suo articolo gli sprechi erano (e sono) altrove. Al di la' delle cifre, che comunque confermano l'inettitudine, la miopia, il disprezzo per l'Italia, e le responsabilita' di chi ha guidato la compagnia negli ultimi 10 anni (managers & politici)-scaricate completamente sui dipendenti operativi, alla fine quello che conta e' che e' stato commesso un grave torto a migliaia di persone (questo e' un danno alla collettivita') ed e' stato buttato via/mortificato un patrimonio di conoscenze ed esperienza dal valore incalcolabile (capitale umano)che costituiva una ricchezza per la nazione. Anche questo non puo' far parte del "fare economia" in una societa'civile fondata su valori democratici e cristiani. X le cifre inoltro un'estratto dell'articolo di Piero Ostellino apparso sul Corriere della Sera del 15 novembre 2008. http://www.youtube.com/watch?v=VoTZCYEINbk

 
24/06/2010 - ECONOMIA?CERCASI VERI PATRIOTI DISPERATAMENTE (Z sara)

Tutto questo sarebbe molto interessante se ci fosse l'intenzione di fare economia. E se invece tutta l'operazione fosse stata un "Leveraged Buyout"? http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/5/28/ALITALIA-L-ex-dipendente-le-verita-di-Colaninno-e-Sabelli-si-incontrano-in-Svizzera/88854/ O qualcosa di simile (con scarsissime probabilita' di successo?) E se chi guida questo Paese non avesse a cuore gli interessi della nazione (tanto da rinunciare al trasporto aereo!), ma solo la propria sopravvivenza? "Il trasporto aereo è un asset strategico fondamentale, in quanto prevede l'accesso ai mercati in modo da consentire lo sviluppo economico delle nazioni. Pertanto, al fine di mantenere la loro competitività in un'economia globale, i paesi devono investire in infrastrutture di trasporto aereo per garantire la loro capacità di soddisfare la domanda attuale e futura dei servizi di trasporto aereo"(Miller&Clarke). Rinunciando al Trasporto Aereo credo che avremmo tutti qualcosa da perdere (per non parlare di quello che abbiamo gia' perso in termini di civilta'per come e' stata martoriata AZ). Anche i nostri figli, perche' loro erediteranno un Paese di serie C. Speriamo che il suo articolo venga letto da veri "Patrioti" e che ci vengano a salvare. Questa volta per davvero.

 
18/06/2010 - Alitalia è un pasticcio, ma occhio ai numeri! (Enea Ciocca)

Che l'operazione Alitalia sia "complicata" da capire, come le dichiarazione di Colaninno, forse non a caso, è il minimo che si possa dire. Che sulle responsabilità molti dicano che è colpa di altri, non aiuta a capire... ma leggendo questo articolo, arrivati a pag. 3 e trovando questi numeri (cito): "... il bilancio del 2007 della vecchia Alitalia... spendeva per il personale solo il 18% dei ricavi, mentre spendeva l’89% per tutto il resto... Un 89% che, però, nel 2006 era il 94%... " perlomeno io rimango allibito e faccio fatica a seguire e dare credibilità al resto. (Cioé: come faceva Alitalia nel 2007 a spendere per salari il 18% e l'89% per il resto? Che conti sono?) EC

RISPOSTA:

Se si riferisce al fatto che, conti alla mano, Alitalia spendeva più di quanto riuscisse a ricavare, tenga presente che - infatti - non stiamo parlando di una azienda sana. Purtroppo...