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Economia e Finanza

SCENARIO/ Europa e Cina mettono a rischio la ripresa americana

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I tre i leader globali, America, Cina e Germania, hanno interesse a limitare gli squilibri che, se incontrollati, porterebbero al caos catastrofico per tutti, ma hanno dei vincoli interni che non permettono un pieno riequilibrio. La Cina ha accettato di lasciar fluttuare il cambio dello yuan sganciandolo dal rapporto fisso con il dollaro. Ciò significa, in apparenza, che il valore di cambio sarà deciso dal mercato.

 

Ma non ci sarà una rapida rivalutazione della moneta cinese - che rimane sottovalutata di almeno un 25% - perché non è convertibile e quindi resta sotto il controllo politico. Ci sarà una piccola rivalutazione, sufficiente a dimostrare che Pechino collabora, ma non sostanziale. Il modello cinese, infatti, basa la sua crescita sull’export, oltre che sugli investimenti esteri diretti, e non ha ancora un mercato interno così forte da poter ridurre la dipendenza dall’export stesso.

 

Il vero riequilibrio globale, infatti, avverrebbe se la Cina usasse i profitti delle esportazioni per aumentare i redditi dei lavoratori e dare loro un welfare invece che metterli entro il proprio Fondo sovrano per conquistare posizioni di potere nel mondo. Anche per evitare che tale tema diventi oggetto di discussione Pechino ha preferito il danno minore, cioè la lieve rivalutazione dello yuan.

 

La Germania ha messo in priorità il rigore, definendo nuovi criteri per l’Eurozona, per evitare che salti l’euro. Ma non può soddisfare la richiesta di più crescita interna da parte di Obama perché ciò implicherebbe liberalizzare il sistema suscitando la reazione violenta delle forze sociali protezioniste.

 

In sintesi, l’Eurozona crescerà poco, ma non svaluterà l’euro oltre misura. La Cina non modificherà la sua aggressività esportativa, ma la ridurrà un pochino. Vedremo se questo riequilibrio globale solo minimo potrà mantenere l’America in crescita o non basterà.

 

www.carlopelanda.com

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