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Economia e Finanza

SCENARIO/ Europa e Cina mettono a rischio la ripresa americana

Il prossimo G20 sarà importante per gli equilibri economici mondiali. CARLO PELANDA ci spiega che a rischiare di più sono gli Stati Uniti di Obama

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Il vertice G20 di Toronto, nel prossimo fine settimana, sarà dedicato alla ricerca di un punto di equilibrio fra le tre aree monetarie/economiche principali del pianeta: Cina, America ed Eurozona.

 

La prima basa la sua crescita sulle esportazioni facilitate da un cambio sottovalutato dello yuan, la seconda sta cercando di accelerare la ripresa attraverso la svalutazione competitiva del dollaro e la terza subisce una crisi di fiducia sulla sua capacità di ripagare i debiti che ha fatto scendere il cambio dell’euro, aumentandone la competitività dell’export, ma riducendo quella degli altri due in relazione al mercato europeo (che assorbe un quarto dell’intero export di Pechino).

In questa situazione chi rischia di più è l’America che potrebbe ricadere in recessione - e Obama che non sarebbe rieletto nel 2012 se ciò accadesse - sia per minori esportazioni, sia per eccesso di importazioni che ne aumenterebbero il deficit commerciale e ridurrebbero la competitività delle produzioni nazionali.

Con la complicazione sistemica che senza crescita sufficiente l’indebitamento statunitense corrente risulterebbe insostenibile e il mercato diventerebbe sospettoso sia sui titoli di debito americani sia sul dollaro, devalorizzandoli come ha fatto nei mesi scorsi con quelli europei e con l’euro.

Ciò spiega perché Obama nelle settimane scorse sia intervento pesantemente su Merkel affinché limitasse la caduta dell’euro e allo stesso tempo non esagerasse con il rigore che soffoca la crescita interna, e conseguentemente l’assorbimento dell’export altrui, nonché sulla Cina affinché rivalutasse lo yuan. Sarà ottenibile questo punto di equilibrio definito dall’interesse statunitense?

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