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Economia e Finanza

CRAC GRECIA/ La "lite" Berlusconi-Merkel fa gioire gli speculatori

Angela Merkel e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)Angela Merkel e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

L’ECRI, indice principale dell’economia Usa, è crollato a livelli che non si conoscevano da mezzo secolo, toccando un minimo da quarantacinque settimane. Siamo a quota -5,70, il livello toccato alla fine del 2007 prima che Wall Street precipitasse nella crisi portando con sé tutto il mondo: l’America è ufficialmente in recessione, ma non ditelo a Treasury e Fed. I quali, poveretti, dopo aver gioito per pochi istanti, ora devo fare i conti con la realtà: l’annunciata rivalutazione dello yuan cinese sarà, per bocca delle autorità di Pechino, «molto graduale». E per il guru Nouriel Roubini, questa mossa potrebbe paradossalmente danneggiare e non aiutare il dollaro e quindi l’economia statunitense.

 

Ma, come potete immaginare da soli, se l’America piange, l’Europa non ha proprio nulla di cui sorridere. La scorsa settimana, per non vedere andare deserta l’asta dei propri titoli di Stato, la Spagna ha dovuto pagare uno spread record di 220 punti base rispetto al Bund tedesco, più o meno quanto era costretta a pagare la Grecia in marzo. Un dirigente della Banca centrale ha dovuto ammettere di fronte a una commissione parlamentare che le aziende spagnole sono staste completamente tagliate fuori dal mercato di capitale almeno da Pasqua: Stato, regioni, banche e aziende, tutti insieme, hanno creato debiti estero per 1,5 trilioni di euro, il 146% del Pil, 600 miliardi dei quali da ripagare entro la fine di quest’anno. Auguri Zapatero, ne hai bisogno.

 

Per Fitch Ratings «occorrerà l’acquisto di centinaia di miliardi di bond da parte della Bce per evitare un’escalation della crisi». Ma visto che il capo della Bundesbank - e futuro capo proprio della Bce -, Alex Weber, ha definito la prima tranche di acquisto di bond da parte di Francoforte «una minaccia alla stabilità», appare chiaro che la Germania, dopo aver dovuto ingoiare la pubblicazione degli stress tests bancari, combatterà con le unghie e con i denti per evitare quello che appare come una colossale operazione di quantitative easing.

 

Inoltre, la politica di tagli salariali e alla spesa pubblica imposta da metà degli Stati europei ai propri cittadini sta facendo ingolosire i mercati: una scelta simile, infatti, rischia di portare con sé una pericolosa contrazione del gettito fiscale e il rischio di una spirale debito-deflazione, qualcosa molto simile a quanto accaduto negli anni Trenta: peccato che nessuno abbia imparato la lezione che quegli anni hanno cercato di insegnarci.

 

Grazie al piano imposto alla Grecia da Ue e Fmi, il debito pubblico ellenico crescerà dal 120 al 150% del Pil: per il ministro delle Finanze russo, Alexei Kudrin, «un mini-default della Grecia ormai è divenuto inevitabile». E di fronte a una situazione simile cosa fa l’Europa? Propone idiozie e, come se questo non bastasse, unisce al danno anche la beffa della “litigata” postuma.

 

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COMMENTI
22/06/2010 - si tratterebbe anche di sapere. . . (Fabrizio Terruzzi)

si tratterebbe anche di sapere cosa mai potrebbe tranquillizzare la speculazione. Il primo intervento a favore della Grecia era troppo timido? Ne è seguito un piano monstre e anche questo non va bene. Lo yuan deve essere rivalutato? Ora qualcuno azzarda che era meglio il contrario. C'era troppa allegria nello spesa statale? Ora che sono stati varati i piani di austerità si paventa disoccupazione e deflazione. Ecc., ecc. Insomma cosa cavolo si vuole o si dovrebbe fare? Io delle idee ce l'avrei ma mi piacerebbe che qualche illustre articolista si esprimesse in proposito. Forse è il caso che il Sussidiario prenda l'iniziativa.