BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

CRAC GRECIA/ La "lite" Berlusconi-Merkel fa gioire gli speculatori

Gli ultimi avvenimenti in Europa sono il segno di una crisi ancora lungi dall’essere superata, come spiega MAURO BOTTARELLI

Angela Merkel e Silvio Berlusconi (Foto Ansa) Angela Merkel e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

La Banca Centrale Europea è un’istituzione straordinaria: riesce a mascherare la verità anche quando questa è palese e chiara come la luce del sole. Ma anche gli affabulatori migliori, alla fine, inciampano. O, in questo caso, sono costretti a passare dalle bugie alle mezze verità. Ammissioni, in questo caso.

 

Nell’ultimo bollettino mensile, infatti, la Bce è stata costretta ad ammettere ai mercati che il suo “systemic risk indicator”, un indicatore che si basa sui derivati Euribor e sullo stress sul mercato degli swaps EONIA, ha superato il livello toccato nel settembre 2008, i giorni del crollo di Lehman Brothers. «La probabilità di un default simultaneo di due o più grandi e complessi gruppi bancari dell’eurozona è cresciuta molto in fretta», questa la realtà certificata nero su bianco dal bollettino ufficiale di Francoforte. Evviva, alla faccia della ripresa dietro l’angolo e delle banche ben capitalizzate.

 

Un’ammissione, ammetterete, sconvolgente. Quali sono i due o più «grandi e complessi gruppi bancari» sull’orlo del collasso? Silenzio totale, ovviamente. Forse - e speriamo vada davvero così - dovremo aspettare fino a fine luglio, quando verranno resi noti i risultati degli stress tests imposti dall’Ue, una decisione che il numero uno di Deutsche Bank, Josef Ackermann, ha definito «molto, molto pericolosa». Perché mai la verità e la trasparenza dovrebbero essere pericolose? Lo sapete benissimo da soli.

 

Se a questo uniamo il completo fallimento del piano monstre dell’Ue e della sua speranza di calmare i mercati in fibrillazione per la crisi del debito, capirete da soli perché la scorsa settimana l’oro abbia toccato il suo massimo di tutti i tempi a 1.258 dollari l’oncia. Il World Gold Council venerdì scorso ha reso noto che Russia, Filippine, Kazakistan e Venezuela hanno comprato pesantemente oro mentre le autorità dell’Arabia Saudita hanno riportato le riserve a 323 milioni di tonnellate da 143 milioni.

 

Qui non ci troviamo di fronte alla classica corsa al bene rifugio: l’oro sta reclamando il suo ruolo di benchmark monetario globale. Questo rally aureo più che ricordare l’era Nixon-Carter, ci riporta direttamente agli anni Trenta. E l’America ha paura: la massa monetaria M3 si è contratta negli ultimi tre mesi a un tasso annuale pari al 7,6%, mentre il rendimento di Treasury notes a due anni è allo 0,71%: segnali di un’economia che rischia, seriamente, la distruzione a causa del debito.

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO


COMMENTI
22/06/2010 - si tratterebbe anche di sapere. . . (Fabrizio Terruzzi)

si tratterebbe anche di sapere cosa mai potrebbe tranquillizzare la speculazione. Il primo intervento a favore della Grecia era troppo timido? Ne è seguito un piano monstre e anche questo non va bene. Lo yuan deve essere rivalutato? Ora qualcuno azzarda che era meglio il contrario. C'era troppa allegria nello spesa statale? Ora che sono stati varati i piani di austerità si paventa disoccupazione e deflazione. Ecc., ecc. Insomma cosa cavolo si vuole o si dovrebbe fare? Io delle idee ce l'avrei ma mi piacerebbe che qualche illustre articolista si esprimesse in proposito. Forse è il caso che il Sussidiario prenda l'iniziativa.