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Lavoro

FIAT/ 1. Così Pomigliano mette spalle al muro sindacati e imprese

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Situazioni come quelle di Pomigliano, e allora dell’Alfa Romeo di Arese, segnano una sconfitta per tutti, per i lavoratori, per il sindacato e per l’azienda. Non possiamo rassegnarci che diventino la normalità. Per questo vanno rifiutate le ipotesi, più o meno disinteressate, che Pomigliano avvii un percorso “da vasi comunicanti”. Non è inevitabile che la competizione richieda un degrado delle condizioni di lavoro e che il recupero di quanto hanno perso i lavoratori, si possa ottenere solo su un piano extra aziendale, con la redistribuzione fiscale.

 

L’esito dipende da come sapranno reagire gli attori delle Relazioni industriali: imprese e sindacati nelle fabbriche italiane non solo a Pomigliano. Il muro contro muro praticato dalla Fiom, non solo oggi, è deleterio. Ma non bastano neppure le piattaforme rivendicative tradizionali. Occorre un salto di qualità che responsabilizzi le parti su obiettivi comuni, quelli di una competitività basata sull’innovazione, sulla professionalità e sulla partecipazione.

 

Questa è la lezione che proviene da tante buone esperienze aziendali italiane, e che è acquisita in paesi come la Germania. Le aziende tedesche hanno successo nella competizione mondiale, applicando relazioni industriali partecipative, che garantiscono, anche nella crisi, il rispetto dei diritti dei lavoratori e salari più alti dei nostri.

 

L’accordo di Pomigliano presenta criticità di merito che vanno anch’esse viste nel contesto. La clausola che autorizza l’azienda a sospendere l’integrazione di malattia nel caso di eccessi di assenteismo è una reazione estrema, ma risponde ad una situazione anomala. In punto di diritto non mi sembra che siano in questione diritti fondamentali. Qui si interviene su un trattamento di malattia, ulteriore a quello legale, stabilito per contratto e che per contratto può essere modificato.

 

Semmai una criticità si presenta quando un accordo del genere, che non migliora i trattamenti in essere ma li riduce, è stipulato non da tutti ma solo da alcuni sindacati. I non firmatari potrebbero dissociarsi. E’ per risolvere le controversie in situazioni del genere che serve una normativa sulla rappresentanza sindacale. Le parti sociali, compresa la Cgil, hanno concordato linee guida nell’accordo 2009, su questo punto sarebbe bene che dessero seguito a tali indicazioni, per evitare interventi legislativi improvvidi.

 

Più delicata è la clausola dell’accordo che prevede sanzioni nel caso di scioperi lesivi degli impegni assunti dalle parti. E’ delicata perché è in questione il diritto di sciopero. Ma anche il diritto di sciopero è suscettibile di regolazione e di limiti. Lo si è visto nel caso dei servizi pubblici essenziali, dove si sono previsti limiti allo sciopero sia direttamente dal legislatore, sia per accordo sindacale. D’altra parte clausole di tregua sindacale sono adottate in altri ordinamenti (come ancora quello tedesco) democratici e rispettosi dei diritti costituzionali.

 

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