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FIAT/ 1. Così Pomigliano mette spalle al muro sindacati e imprese

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Il fatto che da noi tali clausole siano state finora poco praticate è un riflesso dell’impostazione fortemente conflittuale delle nostre relazioni industriali. Ma il contesto attuale richiede più partecipazione fra le parti per affrontare con successo le sfide della competizione globale: partecipazione nella definizione degli obiettivi e nella condivisione dei risultati della produttività. Le clausole di tregua richiamano appunto la responsabilità delle parti rispetto a obiettivi concordemente definiti. E’ necessario che esse siano proporzionali, rapportate agli obiettivi, e non diventino uno strumento di interferenza indebita.

 

Per questo l’accordo di Pomigliano ha previsto una procedura fra le parti per risolvere le controversie nell’applicazione di queste clausole, per evitarne una gestione unilaterale e autoritaria.

I problemi di Pomigliano si risolvono con una piena assunzione di responsabilità delle parti; non solo oggi con la condivisione dell’accordo, e con una sua netta conferma ad opera del referendum, ma anche nella fase di gestione. La gestione è sempre decisiva per la sorte degli accordi, tanto più in un intesa come questa che presenta condizioni e innovazioni gravose, in tema di turni, orari e straordinari. Dalla capacità di applicare bene questi aspetti dipende la sorte dell’azienda.

 

L’esito dell’intesa e dell’azienda non è deciso una volta per tutte: la Fiat non potrà non tener conto di come le nuove regole si traducono in pratica, se e quanto permettano una ripresa della competitività della fabbrica. Anche da questo punto di vista la vicenda di Pomigliano rimanda ad una sfida generale: come le parti, soprattutto a livello aziendale, sapranno adeguare la qualità dei loro rapporti alle esigenze della nuova economia e partecipare al raggiungimento di obiettivi comuni.

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