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Lavoro

FIAT/ 2. Ecco perché sperare che vinca il sì al referendum di Pomigliano

Le manifestazioni degli operai di Pomigliano d'Arco per il sì al referendum (Foto Ansa)Le manifestazioni degli operai di Pomigliano d'Arco per il sì al referendum (Foto Ansa)

Il fatto è che le cose stanno diversamente. Va ricordato, innanzitutto, che in quello stabilimento - per universale riconoscimento - sono diffusi comportamenti anomali per quanto riguarda l’assenteismo e la conflittualità. La Fiat ha intenzione di porvi rimedio non tanto perché vuole fare della fabbrica una “caserma”, ma perché non avrebbe senso impegnarsi in una prospettiva onerosa e di grande respiro strategico in un’azienda destinata a rimanere improduttiva, ancora inviluppata nei vizi acquisiti ai tempi delle partecipazioni statali.

 

Così, nell’accordo sono previste delle commissioni paritetiche tra le parti stipulanti, a livello centrale e aziendale, incaricate di “governare” l’applicazione dell’accordo e di contrastare, con adeguate soluzioni, i comportamenti che quelle finalità potrebbero mettere in crisi. Sono indicate, ad esempio, soluzioni pratiche per affrontare l’assenteismo (sic!) di natura elettorale. La Fiat non intende impedire ai lavoratori di recarsi ai seggi, come prevede la legge, ma dichiara di voler riconoscere i permessi retribuiti soltanto ai componenti effettivi delle sezioni elettorali e, comunque, vuole poter recuperare la produzione perduta se tanti dipendenti, nei giorni delle elezioni, si assentassero.

 

Nell’accordo - questo è il suo spirito - le parti stipulanti assumono degli impegni importanti (si pensi soltanto alla nuova turnazione e all’esigibilità del lavoro straordinario). Se si dovessero verificare «comportamenti idonei a rendere inesigibili le condizioni concordate per la realizzazione del piano e i conseguenti diritti o l’esercizio dei poteri riconosciuti all’azienda», l’accordo stesso riconosce che tali comportamenti, individuali e/o collettivi, farebbero «venir meno l’interesse aziendale alla permanenza dello scambio contrattuale».

 

Così, per l’assenteismo anomalo (non derivante da cause epidemiologiche) le commissioni paritetiche dovrebbero esaminare l’adozione di provvedimenti sanzionatori tra cui il mancato pagamento a carico dell’azienda dei tre giorni di carenza (si tratta di un obbligo di natura contrattuale e non di legge).

 

Più delicato è il problema dello sciopero e della conflittualità, al cui proposito sono state scritte migliaia di parole discutibili: i comportamenti ritenuti anomali saranno sanzionati con provvedimenti a carico dei sindacati (la mancata riscossione dei contributi associativi e il venire meno di alcune condizioni migliorative relativamente ai permessi sindacali).

 

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