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FIAT/ 2. Ecco perché sperare che vinca il sì al referendum di Pomigliano

Le manifestazioni degli operai di Pomigliano d'Arco per il sì al referendum (Foto Ansa) Le manifestazioni degli operai di Pomigliano d'Arco per il sì al referendum (Foto Ansa)

Ha fatto molto discutere il punto 18 dell’accordo il quale stabilisce che le sue clausole integrino i contratti individuali per cui potranno essere sanzionate (fino al licenziamento) anche le violazioni a opera del singolo lavoratore (ma non è stato sempre così?). Stanno qui, essenzialmente, le accuse di violazione della Costituzione, perché si dice che in questo modo sarebbe conculcato il diritto individuale all’astensione dal lavoro.

 

È il caso, però, di risalire agli antefatti e di chiedersi i motivi di tale norma. A Pomigliano d’Arco è invalsa - da parte della Fiom e dei Cobas, soprattutto - la prassi di “coprire” con la proclamazione dello sciopero (si sono avute anche 40 fermate in un mese) quei reparti e quei lavoratori che non intendono svolgere il turno o il lavoro straordinario, previsto dai contratti, ai quali sono stati comandati.

 

Si determina così una situazione in cui la direzione aziendale non dispone di alcuna certezza sull’effettiva possibilità di mantenere i propri programmi produttivi. Sarà pur giusto, allora, voltare pagina e trovare delle adeguate soluzioni?

 

I diritti costituzionali non possono essere invocati per giustificare, nei fatti, un loro abuso. Se il sindacato prende degli impegni, anche i lavoratori devono sentirsi vincolati. Altrimenti meglio restare in Polonia.

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