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MANOVRA/ Di Vico: non tocca la speculazione. Bertone: Tremonti, guardati dagli amici…

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Giulio Tremonti (Foto Ansa)  Giulio Tremonti (Foto Ansa)

Ma quale potrebbe essere un segnale forte per i mercati così ultimamente in fibrillazione? Le “paroline magiche” sono “riforme strutturali”, che sembrano diventate un tabù in Italia. Di Vico evidenzia il fatto che «la Banca d’Italia farà addirittura un seminario per capire cosa voglia dire “riforme strutturali”. Andrebbero chiamate con il loro nome (per esempio, previdenza e mercato del lavoro), altrimenti il rischio è che questo termine diventi una scatola dal contenuto misterioso».

 

Per Bertone una convergenza può essere più facilmente trovata «in materia fiscale. Quello che mi sembra stia mancando sono tagli selettivi alla spesa pubblica. Bisognerebbe studiare una ripartizione diversa degli oneri tra centro e periferia. Su questo penso che l’opposizione e Formigoni abbiano ragione: in questo modo stiamo rinviando all’infinito un’importante riforma strutturale, che è il federalismo».

 

E in attesa che la politica si muova, stabilendo le priorità di intervento, Di Vico ci ricorda quanto sia importante «sostenere le nostre imprese, che hanno ripreso a vendere all’estero. Questa è una buona notizia». E parlando di imprese non può non venire alla mente il fatto che oggi a Pomigliano d’Arco si terrà il referendum tra i lavoratori riguardo il nuovo contratto proposto da Fiat.

 

Bertone parte da una premessa non irrilevante: «La scelta “nazionalista” di Fiat ha un forte valore politico, più che economico. Sarebbe stato più logico per Marchionne scegliere di mantenere la produzione fuori dall’Italia per ottenere certi risultati. Certamente, se l’amministratore delegato del Lingotto riuscirà a costruire un sistema efficiente per produrre auto in Italia avrà davvero fatto un miracolo».

 

Da questo punto di vista, per Di Vico, quindi, «la prima cosa fondamentale è non perdere quei posti di lavoro a Pomigliano, evitare grosse spaccature tra i lavoratori e mettere in moto il progetto di Fiat. Poi potremo ragionare per capire se quel tipo di contratto può essere il primo di una lunga serie di casi o meno». Di sicuro, continua Di Vico, tutta la vicenda «modifica le relazioni industriali in Italia. La vera questione è: le cambia o le “terremota”?». Per dare una risposta occorrerà innanzitutto «“fare bene” Pomigliano, poi si potrà aprire un dibattito per capire quali sono le reali conseguenze sulle relazioni industriali e comprendere meglio se questo caso sarà da considerare un modello o un’eccezione».

 

Secondo Bertone, le cose dovranno comunque cambiare, «il sindacato dovrà sempre più fare la sua parte nella gestione dei costi eccessivi». E se di modello bisogna parlare, meglio pensare a «Ron Gettelfinger, presidente dello United auto workers, il sindacato che ha reso possibile il salvataggio di Gm e Chrysler attraverso scelte dolorose, ma che hanno permesso alle due aziende di essere ancora in piedi».

 

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COMMENTI
24/06/2010 - Ancora loro... (Lorenzo ROMANO)

E' scritto a pag. 1 di tutti i libri di economia: lo Stato deve far in modo da mantenere l'equilibrio tra investimenti finanziari e investimenti industriali. Detto equilibrio saltò molti anni fa ma i Ministri UE sembrerebbero aver fatto ben poco! In una intervista Carlo Littieri, se ricordo bene, disse: "..gli Stati hanno perso il controllo della finanza..". Ora siamo alla resa dei conti e la Fiat che è una Azienda finanziata, deve opporre i costi di produzione italiani a quelli esteri per sopravvivere checché ne dicano i sindacati e le "opposizioni". Ricette alternative ci sono e sono piuttosto valide, è inutile insistere sui vecchi temi del "padrone e gli operai" e/o della necessità di sacrifici: balle! Ci vogliono solo idee per produzioni innovative e finanziamenti di tipo nazionalistico evitando fenomeni tipo Videocom, Tysen, ecc. Occorre abbattere le tasse, evitare la CIG, il sostegno ai redditi minimi, ecc. perché creano disavanzo PIL. Inutile chiudere ospedali e mandare prematuramente a casa impiegati dello Stato (con l'aggravio dell'INPS). Occorre solo creare nuovi posti di lavoro veri e loro, i Ministri, dovrebbero individuare cosa far fare ai cittadini e non come spremerli! Servono idee? Parliamone! Ho recuperato ben 3 progetti (persi a causa di un guasto al PC) per avviare una nuova produzione a T. Imerese e per fare qualcosa per la bellissima Sardegna, ecc. Questi progetti sono già a livello prototipo ma mancano taluni modesti finanziamenti, chissà...

 
22/06/2010 - Tassazione transazioni finanziarie? Sì grazie! (Giuseppe Crippa)

Personalmente non vedrei nulla di male nel tassare gli acquisti in borsa con l’IVA (non necessariamente al 20%) così come sono tassati gli acquisti di tutti i beni immobili. Il venditore dovrà versare il corrispettivo allo Stato, l’acquirente quando rivenderà il titolo verserà a sua volta il corrispettivo dell’IVA. Questo non contribuirà a raffreddare la speculazione, ma porterà comunque dei soldi alle casse statali. Mi piacerebbe davvero sapere cosa ne pensa il nostro Bottarelli.

 
22/06/2010 - Tassazione rendite finanziarie? No grazie (sandri michele)

Non vedo cosa ci sia di bello nel tassare le rendite finanziarie. Alla fine abbiamo che si tassano i risparmi delle persone. E di sicuro gli speculatori e i ricchi se ne sbattono di queste tasse, potendo usare paradisi fiscali e società offshore. Col tassare le rendite finanziarie si finisce solo per tassare chi lavora e risparmia.