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Economia e Finanza

MANOVRA/ Di Vico: non tocca la speculazione. Bertone: Tremonti, guardati dagli amici…

Giulio Tremonti (Foto Ansa)Giulio Tremonti (Foto Ansa)

Infine, approfittando della presenza di Di Vico, possiamo anche affrontare un altro tema economico che lo stesso vicedirettore del Corriere ha lanciato sul suo quotidiano: quello del welfare sussidiario. Negli ultimi giorni abbiamo letto gli interventi di Maurizio Sacconi e Tiziano Treu, «una dimostrazione - ci spiega Di Vico - che l’argomento è di grande interesse e di grande attualità, ma anche di grande urgenza. È chiaro che bisogna aprire una riflessione su quali sono le strade del “secondo welfare”. Il problema vero è che non mancano le esperienze sul territorio, anzi ce ne sono tantissime. Manca la conoscenza di queste esperienze, mentre sarebbe interessante studiarne le best practices, quelle che si possono copiare e imitare positivamente».

 

In effetti, segnala Bertone, abbiamo una situazione, in cui, per esempio nel mercato del lavoro, «da un lato si esalta la flessibilità, dall’altra, per far fronte a una fiscalità che non si abbassa, le imprese ricorrono a manovre straordinarie che sono inique, come il blocco delle assunzioni e il fiorire delle collaborazioni di partite Iva, che in realtà sono rapporti di lavoro subordinati occultati». «Un domani potremmo quindi trovarci nelle condizioni in cui milioni di persone non saranno riuscite a costruirsi una previdenza (pubblica o privata) sufficiente e ci toccherà gestire anche quella situazione con degli strumenti straordinari». Ben venga quindi la possibilità di «garantire alla mano privata un briciolo di intervento in più», ma cerchiamo «altri modi per contenere il costo del lavoro, senza ricorrere alla “legge della giungla”».

 

L’iniziativa, in questo campo, spetta però, ci ricorda Di Vico, in primo luogo alla società: «La società organizzata può individuare i problemi e sperimentare quelle soluzioni che sono più interessanti e che già oggi hanno dato qualche risultato positivo, anche se solo in sede locale. Potrà così poi preparare un “progetto” più generale, richiamando l’attenzione della politica, ma non può permettersi di aspettarla, dato che questa in Italia fa fatica».

 

E una dimostrazione di questa fatica e faragginosità potremmo averla presto, per tornare ai temi più scottanti e prima affrontati, dal dibattito parlamentare sulla manovra correttiva del Governo.

 

(Lorenzo Torrisi)

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COMMENTI
24/06/2010 - Ancora loro... (Lorenzo ROMANO)

E' scritto a pag. 1 di tutti i libri di economia: lo Stato deve far in modo da mantenere l'equilibrio tra investimenti finanziari e investimenti industriali. Detto equilibrio saltò molti anni fa ma i Ministri UE sembrerebbero aver fatto ben poco! In una intervista Carlo Littieri, se ricordo bene, disse: "..gli Stati hanno perso il controllo della finanza..". Ora siamo alla resa dei conti e la Fiat che è una Azienda finanziata, deve opporre i costi di produzione italiani a quelli esteri per sopravvivere checché ne dicano i sindacati e le "opposizioni". Ricette alternative ci sono e sono piuttosto valide, è inutile insistere sui vecchi temi del "padrone e gli operai" e/o della necessità di sacrifici: balle! Ci vogliono solo idee per produzioni innovative e finanziamenti di tipo nazionalistico evitando fenomeni tipo Videocom, Tysen, ecc. Occorre abbattere le tasse, evitare la CIG, il sostegno ai redditi minimi, ecc. perché creano disavanzo PIL. Inutile chiudere ospedali e mandare prematuramente a casa impiegati dello Stato (con l'aggravio dell'INPS). Occorre solo creare nuovi posti di lavoro veri e loro, i Ministri, dovrebbero individuare cosa far fare ai cittadini e non come spremerli! Servono idee? Parliamone! Ho recuperato ben 3 progetti (persi a causa di un guasto al PC) per avviare una nuova produzione a T. Imerese e per fare qualcosa per la bellissima Sardegna, ecc. Questi progetti sono già a livello prototipo ma mancano taluni modesti finanziamenti, chissà...

 
22/06/2010 - Tassazione transazioni finanziarie? Sì grazie! (Giuseppe Crippa)

Personalmente non vedrei nulla di male nel tassare gli acquisti in borsa con l’IVA (non necessariamente al 20%) così come sono tassati gli acquisti di tutti i beni immobili. Il venditore dovrà versare il corrispettivo allo Stato, l’acquirente quando rivenderà il titolo verserà a sua volta il corrispettivo dell’IVA. Questo non contribuirà a raffreddare la speculazione, ma porterà comunque dei soldi alle casse statali. Mi piacerebbe davvero sapere cosa ne pensa il nostro Bottarelli.

 
22/06/2010 - Tassazione rendite finanziarie? No grazie (sandri michele)

Non vedo cosa ci sia di bello nel tassare le rendite finanziarie. Alla fine abbiamo che si tassano i risparmi delle persone. E di sicuro gli speculatori e i ricchi se ne sbattono di queste tasse, potendo usare paradisi fiscali e società offshore. Col tassare le rendite finanziarie si finisce solo per tassare chi lavora e risparmia.