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IL CASO/ La Svizzera vs. la Banca d’Italia: chi ci fa guadagnare di più?

La Svizzera resta al riparo dalla crisi economica e, come spiega GIOVANNI PASSALI, questo lo si deve anche a come gestisce il signoraggio

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“La turbolenza in corso è peggiore di quella della Grande Depressione”. Questa è l’agghiacciante analisi di Soros risalente al febbraio 2009, ripresa dalla Reuters. Sempre secondo Soros, la bancarotta di Lehman Brothers ha segnato un punto di non ritorno: “Siamo testimoni del collasso del sistema finanziario, non vi sono segnali che siamo vicini a toccare il fondo”. E queste sono le dichiarazioni di Volker (attuale consigliere di Obama) nello stesso articolo: “Non ricordo un momento, neanche durante la Grande Depressione, in cui tutto è andato giù così rapidamente e così uniformemente in tutto il mondo”.

 

E ora, a che punto siamo dopo un anno? Un’idea precisa ce la può dare la recente “Rassegna trimestrale Bri (“Banca dei Regolamenti Internazionali”, una sorta di banca delle Banche Centrali).

“La Rassegna trimestrale BRI del giugno 2010, pubblicata oggi, attribuisce la recente impennata della volatilità nei mercati finanziari internazionali alla perdita di fiducia degli investitori di fronte ai timori per i conti pubblici e al rischio di un indebolimento della crescita. Il pacchetto di salvataggio europeo ha arrestato temporaneamente il contagio nei mercati del debito sovrano in euro, ma le prospettive economiche restano fonte di preoccupazione.” In altre parole, ancora non si vede il fondo.

 

Un altro dato agghiacciante viene dai bilanci internazionali delle banche, che sono un indicatore delle attività internazionali. Tali bilanci si sono contratti per il quinto trimestre consecutivo, portando il valore attuale a 5.024 miliardi di dollari, cioè pari al 12% del valore massimo registrato nel mese di marzo 2008, pari a 40.383 milliardi di dollari.

 

Secondo lo stesso documento, i “sistemi bancari dell’area dell’euro risultavano particolarmente esposti verso i residenti di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, detenendo quasi due terzi degli impieghi totali nei confronti di tali economie. Fra di essi, quelli di Francia e Germania presentavano l’esposizione più elevata (rispettivamente pari a 493 e 465 miliardi di dollari) [...] mentre gli istituti spagnoli detenevano la posizione creditoria più elevata nei confronti dei residenti del Portogallo (110 miliardi)”. In altre parole, se fallisce il Portogallo crolla l’intero sistema bancario europeo.

 

Questo è quello che ha portato un sistema monetario fondato unicamente sulla moneta debito. Che il sistema moderno sia strutturalmente percorso da crisi bancarie è anche la conclusione del lavoro di Gery Gorton “Slapped in the Face by the Invisible Hand: Banking and the Panic of 2007” presentato alla Federal Reserve Bank di Atlanta per una conferenza del maggio 2009.

 

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