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CRAC GRECIA/ Ecco il “piano B” dell’Ue che danneggia l’Italia

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In parole povere, bisognerebbe convincere i mercati del fatto che la maggiore competitività di cui godranno nel medio termine i paesi dell’euro debole, oltre alla grandi riforme strutturali che dovranno compiere, sapranno garantire forza e crescita sufficiente e necessaria per far fronte all’iniziale onere di extra debito. Voi ci credete, visto come stanno reagendo i mercati al salvataggio greco, al piano monstre di Ue e Fmi e alle misure draconiane a livello fiscale e di spesa di molti paesi europei? Io no, sono sincero.

 

Temo che lungi dall’attaccare la valuta, divenuta di fatto doppia - quasi un sottostante da replicare, roba da cfd - si parta con l’assalto alla diligenza. E, soprattutto, il grosso rischio - se davvero si comincerà ad analizzare seriamente l’ipotesi di eurozona a due velocità - è quello di una fuga di capitali dai paesi cosiddetti “deboli”, un qualcosa di destabilizzante che potrebbe tramutarsi in un colpo mortale per paesi come Spagna e Portogallo.

 

Insomma, il conto alla rovescia è cominciato. E se la risposta europea alla crisi sta nella tassazione delle operazioni finanziarie e degli istituti di credito, già in difficoltà di capitalizzazione e quindi obbligati a scaricare questo costo accessorio sui clienti (solo Emma Mercegaglia sembra averlo capito, peccato non sia ministro delle Finanze), siamo davvero sull’orlo del precipizio.

 

A certificarlo ci ha pensato ieri Christian Noyer, governatore della Banca di Francia, il quale ha onestamente ammesso che «molti istituti bancari stanno cominciando ad affrontare seri problemi di finanziamento». Come dargli torto, alla fine di questo mese scadono i prestiti a dodici per 442 miliardi di euro erogati un anno fa dalla Bce: il nervosismo, giustificato, sta salendo. Se la risposta sono nuove tasse per le banche, siamo davvero a posto.



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COMMENTI
24/06/2010 - nessuna Europa (maura del torrione)

Ho sempre pensato che l'unione europea fosse solo un'illusione. C'è stata e solo a parole, secondo me, unione economica e finanziaria ma niente unione politica. E poi come può essere possibile unire milioni di persone che parlano lingue diverse? Gli Usa sono quello che sono perchè hanno una lingua ufficiale comune anche se poi ne vengono parlate e conosciute altre. Ma noi europei, e sopratutto noi italiani che nello studio delle lingue siamo indietro anni luce?

 
24/06/2010 - Le due Europe (Vulzio Abramo Prati)

Sul fatto che l'Unione Europea, come attualmente impostata, non stia in piedi credo nessuno abbia più dubbi, credo però che le cause di questo fallimento abbiano radici lontane. La realizzazione della Comunità non ha infatti seguito la logica dei Padri Fondatori che pensavano a un "super-stato" coeso in politica, economia, esteri, ecc..., pur con autonomie culturali e pratiche, ma si è sviluppata su due presupposti diversi condivisi da diversi gruppi di appartenenti. Da un lato gli "stati forti" convinti di prendere le redini del potere e decidere per tutti su tutto senza contraddittorio, dall'altro i paesi con economia debole convinti di salvarsi scaricando i loro debiti sugli altri! Il primo gruppo ha quindi "piazzato" le sue persone in tutti i posti di responsabilità, mentre il secondo ha continuato a spendere allegramente senza riguardi al bilancio. La Gran Bretagna che aveva capito tutto prima è rimasta alla finestra! Oggi che i nodi vengono al pettine si pensa al Piano B. A questo punto anche Germania e Francia che decidono assieme e pretendono poi l'unanimità degli altri devono capire che a qualcosa devono pur rinunciare, mentre i PIGS dovranno spiegare ai cittadini cosa non ha funzionato, senza falsi vittimismi o furbizie. Si è persa una occasione storica per la realizzazione di una vera Europa e le conseguenze le pagheremo care e per diversi anni! Vorrei poter dire come il capo dell'A Team "non esiste un piano B", ma a questo punto penso sia inevitabile!