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Economia e Finanza

FIAT/ Marchionne prepara un modello Alitalia per Pomigliano

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

La tentazione di Marchionne è forte, per garantirsi il controllo sociale in fabbrica, ma è chiaro che deve evitare una politica di pura discriminazione che lo esporrebbe non solo a proteste o a ricorsi davanti al giudice, ma a un isolamento nell’opinione pubblica. Il manager socialdemocratico, così lo avevano chiamato anni fa, diventa come Valletta, anzi peggio? Dunque il sentiero di quel che è stato chiamato il piano B è stretto e scivoloso.

 

Marchionne vuol fare l’americano (e lo è), ma si comporta da italiano. Intendiamoci, la Fiat ha ragione nella sostanza, ma non nella forma, che conta eccome. La sostanza è che per montare una Panda a Pomigliano e non a Tychy o in Brasile, la vettura deve essere prodotta quanto meno con gli stessi costi e la stessa efficienza. Fiat è sempre più un gruppo mondiale e il libero scambio ha le sue regole. Anche se non è vero che l’economia è liquida, quindi segue la legge dei vasi comunicanti, la concorrenza esiste e mette tutti in vetrina.

 

Dire che gli operai italiani dovranno avere salari come quelli cinesi è pura e pericolosa demagogia. Non si può passare da 1.500 a 90 euro al mese. Del resto, i tedeschi e americani guadagnano almeno il doppio degli italiani senza che l’industria sia meno competitiva. La variabile chiave è la produttività, se sale aumentano anche i salari. Il lavoro al sabato o gli extra straordinari, del resto, verranno compensati e porteranno più soldi in busta paga.

 

Veniamo allora alla forma, che in una vertenza dai chiari connotati politici, si fa sostanza. Esiste un sindacato conflittuale, resistente, che da anni vive senza firmare nessun contratto e pensa di poter continuare così. La Fiat ha detto basta e l’ha messo con le spalle al muro. Il referendum si è svolto in condizioni quanto meno particolari, una delle quali è che l’azienda ha pagato l’intera giornata, nonostante gli operai siano in cassa integrazione. Che senso avrebbe uno showdown adesso?

 

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COMMENTI
24/06/2010 - Cara Silvia... (Z sara)

..Ha proprio ragione, l'Alitalia "ha fatto scuola" e gli italiani oggi come allora intontiti(?)da campagne stampa mirate a delegittimare le proteste dei lavoratori e a denigrarli (le ricorda niente)e grazie all'assenza di una presa di posizione netta delle Istituzioni e dei rappresentanti politici che dovrebbero fare scudo di fronte ai tentativi di chicchessia di cancellare i diritti dei lavoratori e la rapida erosione dei diritti civili, non si rendono conto che con i loro silenzio o la loro frustrazione scaricata sulle persone sbagliate stanno contribuendo alla regressione del "Paese" (fino al medioevo?)nel quale vivranno i loro figli.

 
24/06/2010 - Fiat prepara un modello Alitalia per Pomigliano. (Silvia Rossi)

Ho letto con interesse l'articolo indicato in oggetto e constato che l'operazione Alitalia ha fatto scuola, nel senso che è facile chiudere una società,aprirne un'altra e assumere solo le persone gradite al'azienda (giovani,flessibili,sempre disponibili,a basso costo)e mandare a casa tutti gli altri, come è già successo con la vecchia compagnia di bandiera. E chi pagherà i costi di questa nuova pulizia? In Alitalia molti lavoratori sono stati espulsi senza avere i requisiti pensionistici e quindi dopo la cigs non avranno più un reddito.Vogliamo parlare anche di questo? Si guarda solo i bilanci delle aziende ma la dignità dei lavoratori? L'art. 1 della costituzione recita: l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Ora andrebbe modificato con il NON LAVORO, perchè negli ultimi anni sono stati persi migliaia di posti di lavoro anche in aziende che erano in utile e che per aumentare i profitti hanno preferito andae all'estero. Chi vi scrive è una cassaintegrata Alitalia dal dicembre 2008 e senza requisiti pensionistici, quindi potete capire quale sia il mio stato d'animo. Cordiali saluti Silvia