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SVISTE/ Ecco perché non credere a chi dice che la crisi è finita

I dati del Centro Studi Confindustria dicono che l’Italia è uscita dalla recessione. Ma LUIGI CAMPIGLIO ci spiega che è impossibile che ciò avvenga realmente se non aumentano i posti di lavoro

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Il Centro Studi Confindustria ha diffuso ieri dati che sono rimbalzati sulle agenzie di stampa con toni trionfalistici: “L’Italia è fuori dalla recessione”. Gli economisti di Viale dell’Astronomia prevedono infatti che il Pil nel 2010 crescerà dell’1,2% (contro la precedente stima dell’1,1%) e l’anno prossimo dell’1,6% (contro il precedente 1,3%). Tutto questo mentre il Governo vara una manovra che avrà un effetto restrittivo sulla crescita, stimato dagli esperti di Confindustria in un -0,4% annuo. A favorire questa crescita l’apprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro. Ma attenzione, perché oltre a un aumento dell’evasione fiscale, i dati diffusi prevedono anche un incremento della disoccupazione. Il quadro complessivo sembrerebbe tutto sommato positivo, ma non per Luigi Campiglio, Prorettore dell’Università Cattolica di Milano e docente di Politica economica, che spiega: “In questi dati vedo solo un appello ottimista agli animal spirits imprenditoriali”.

Perché Professore?

Gli ultimi dati sull’Italia dicono che: a) la disoccupazione aumenta; b) i consumi diminuiscono, in particolare quelli alimentari; c) l’inflazione cresce. Tutto questo non è certo positivo. Va bene dare slancio ottimistico, ma non si può parlare di uscita dalla recessione quando la disoccupazione continua ad aumentare. Il più importante segno robusto di crescita, di uscita dalla crisi, è infatti l’aumento dei posti di lavoro. Il resto sono solo buoni auspici.

Ma siamo o non siamo usciti dalla recessione?

Siamo tecnicamente fuori dalla recessione, come anche gli Stati Uniti, perché le variazioni del Pil non sono più negative. Ma parlando con gli americani, anche loro sanno bene che si esce realmente dalla recessione quando tornano ad aumentare i posti di lavoro. Il timore che tutti hanno ora è, non a caso, la jobless recovery.

Di che cosa si tratta?

Della ripresa senza la creazione di nuovi posti di lavoro. Che questo accada per un po’ (due-tre trimestri) è inevitabile, ma ora si ipotizza che possa andare avanti per tutto il 2011 e questo non è certamente un segnale di uscita dalla recessione. Possiamo dire semmai di aver raggiunto forse il fondo del precipizio e che ora possiamo iniziare una risalita (che vogliamo chiamare ripresa), che impiegherà diverso tempo, verso il punto da cui siamo caduti.

È possibile che il Pil cresca oltre le aspettative proprio quando entrerà a regime  in  Italia una manovra restrittiva?

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COMMENTI
25/06/2010 - Tempistiche differenziate (Ortensio Rampogna)

Si può giustamente auspicare un coordinamento a livello europeo delle misure per affrontare la crisi ma a me pare che il problema sia un altro: la finanza sta obbligando la politica a fare quello che la politica non ha mai voluto affrontare. E questo, drammaticamente, mostra quanto è potente la finanza e quanto la politica campa solo per mantenere le rendite di posizione (litigando sul nulla)! E la manovra finanziaria mostra anch'essa che a pagare pegno per gli errori della finanza e l'inerzia colpevole della politica è sempre l'incolpevole (onesto) cittadino che non può far altro che pagare quello che lor signori decideranno: volenti o nolenti, dalle nostre buste paga verranno decurtati i danari per arrivare alla cifra decisa e gli enti locali ridurranno i servizi che sempre i cittadini hanno pagato con le loro tasse. Sul tema del lavoro: ma secondo voi il titolo Fiat guadagnerà o perderà se l'azienda non investirà su Pomigliano licenziando tutti i lavoratori?? Se pensiamo quanto la Fiat è costata al cittadino.....

 
25/06/2010 - Stare in posti d'osservazione diversi (Diego Perna)

E' chiaro che il punto di vista di un povero artigiano obsoleto che di questa crisi globale , se così la vogliamo chiamare per convenzione, non ne capisce nulla,nè sa cosa sia la finanza , nè la politica, nè legge mai un quotidiano, non è un addetto ai lavori come tanti ministri e geni, presidenti di confindustrie o ass. bancarie, che il pil crede sia un pilo o pelo senza o, ma che vive dentro la realtà così come è, oserei dire con molto pudore, umilmente, dice che se continua così solo per un altro anno, ma anche due o tre trimestri per cercare di adeguarsi all'ottimismo di massa guidato, non solo si troverà in mezzo ad una strada,( non nel senso del pellegrino, che è una cosa buona, ma nel senso del mendicante e non quello di Giussani). E così come lui tantissime altre imprese e famiglie, ditelo a questi cavolo di ottimisti ad oltranza che forse hanno ancora scorte sufficienti per andare avanti, mentre intorno le imprese, non azzardatevi a dire che sono obsolete, chiudono; per non parlare delle Regioni che non hanno soldi, di Piazza Affari che ieri ha perso 2 punti , come le altre Europee, il DJIA , il Nikkey ecc. e non è un buon segno.Quando apriremo gli occhi? Ditelo a chi ha scelto di mestiere quello di governarci? Lasciamo anche loro senza soldi e vediamo se sono ancora così tranquilli ed ottimisti; ditelo sopratutto a chi fa informazione nei media più seguiti, che oggi dedicheranno fiumi di parole alla ns povera nazionale di calcio. Buona Giornata