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FIAT/ Il pasticcio di Pomigliano nasconde i veri "guai" di Marchionne. E Volkswagen se ne approfitta...

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Una guerra, quindi, senza esclusione di colpi, per battere gli avversari, per poter sopravvivere. In questo quadro, azzeccare il lancio di nuovi modelli è decisivo. Lo è sempre stato, ovviamente, ma oggi sbagliarne uno significa davvero mettere a rischio il futuro aziendale. Soprattutto se quel modello si chiama Nuova Panda e l’azienda Fiat. La casa torinese non offre alla sua potenziale clientela un ventaglio vastissimo di auto vincenti. E’ praticamente fuori dall’alta gamma e dalle grosse cilindrate, salvo la station wagon Croma che ha avuto una buona accoglienza, ma non è più giovanissima.


Nei segmenti medi si difende con la Punto (avanti negli anni anche lei) mentre la Bravo è stata un’occasione mancata. Il suo punto di forza, ormai, è rappresentato solo dalle cilindrate più piccole: la 500 (un chiaro successo, il più netto della stagione Marchionne) e appunto la Panda. E con il rinnovo di quest’ultima Torino si gioca una carta decisiva. Le immagini della nuova Panda sono state anticipate dal mensile Auto e riprese dal giornale on line www.sciop.it (c’è il link proprio su il sussidiario).


Hanno convinto gli esperti, anche quelli tradizionalmente meno teneri con i torinesi. Ripeterà molto probabilmente il successo conosciuto dalla due versioni precedenti. Ma alla Fiat questo non basta, non può bastare. Quell’auto deve essere prodotta alle condizioni economicamente più vantaggiose, deve far guadagnare il più possibile perché la Fiat ha bisogno assoluto di riprendere a generare cassa.


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COMMENTI
28/06/2010 - I problemi di Marchionne (stefano de rossi)

Marchionne comincia ad essere un uomo solo con tanti nemici ed una strategia che solo lui conosce fino in fondo. Dopo aver perso De Meo, Reitz, Berro, Perosino e tanti altri, perde anche Montezemolo con il suo potere politico. Decide di scorporare le attività "non automotive" in un momento in cui tutti cercano di fare sinergie accorpando. La famiglia Fiat dichiara che potrebbe non continuare ad essere il socio di riferimento. Si trova a gestire in prima persona i problemi di Termoli e Pomigliano. Ma su Pomigliano, passare da 33.000 vetture anno a 300.000, vuol dire creare un indotto di fornitori ed una fabbrica "integrata" che era presente fino a qualche anno or sono ma che oramai non esiste più. I fornitori sono scappati (TRW, KSS e molti altri) o peggio (es. ERGOM) da Pomigliano e difficilmene ritorneranno, pertanto non è pensabile raggiungere valori di produttività come in Polonia e Marchionne ne è perfettamente a conoscenza. E allora perché questo azzardo ?