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FIAT/ Il pasticcio di Pomigliano nasconde i veri "guai" di Marchionne. E Volkswagen se ne approfitta...

Pubblicazione:lunedì 28 giugno 2010

marchionne_pensoso_R375.jpg (Foto)

All’arrivo di Marchionne, cinque anni fa, era sull’orlo del fallimento. Ora la situazione è totalmente cambiata, la Fiat naviga in acque decisamente meno agitate. Però non del tutto tranquille: la crisi economica e il drammatico calo delle vendite (che ha colpito l’intero settore) ha avuto inevitabili conseguenze anche sulla situazione finanziaria del gruppo, facendo ritornare l’indebitamento a livelli non propriamente gradevoli. A farla breve: la Fiat deve guadagnare di più e in fretta.


Marchionne ha detto e ripetuto che fabbricare la Panda nello stabilimento di Thychy in Polonia, con produttività più alta rispetto a qualsiasi impianto italiano, permetterebbe di centrare l’obiettivo. Allora c’è da domandarsi - rispettosamente - perché non sia andato diritto per la sua strada: quando si è trattato di spostare il baricentro del gruppo verso gli Stati Uniti acquisendo il controllo della Chrysler, lo ha fatto senza consultare nessuno e, quasi sicuramente, la storia dimostrerà che ha avuto ragione. Anche se tutti sanno che questa decisione, inevitabilmente, ridurrà gli investimenti in Italia.

 

Sul caso Panda-Pomigliano-Thychy invece - come dicono quelli che s’intendono di calcio - ha cambiato passo. Si è dimostrato sensibile a temi politici, sociali, occupazionali. E penso che questo onestamente gli faccia onore. Ma gli affari sono affari e il problema di portare a casa più soldi su ogni Panda prodotta rimane. Quale strada verrà scelta? Per ora non si sa. Marchionne è andato in America. La questione, al momento, è allo stato di pasticcio.
 



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COMMENTI
28/06/2010 - I problemi di Marchionne (stefano de rossi)

Marchionne comincia ad essere un uomo solo con tanti nemici ed una strategia che solo lui conosce fino in fondo. Dopo aver perso De Meo, Reitz, Berro, Perosino e tanti altri, perde anche Montezemolo con il suo potere politico. Decide di scorporare le attività "non automotive" in un momento in cui tutti cercano di fare sinergie accorpando. La famiglia Fiat dichiara che potrebbe non continuare ad essere il socio di riferimento. Si trova a gestire in prima persona i problemi di Termoli e Pomigliano. Ma su Pomigliano, passare da 33.000 vetture anno a 300.000, vuol dire creare un indotto di fornitori ed una fabbrica "integrata" che era presente fino a qualche anno or sono ma che oramai non esiste più. I fornitori sono scappati (TRW, KSS e molti altri) o peggio (es. ERGOM) da Pomigliano e difficilmene ritorneranno, pertanto non è pensabile raggiungere valori di produttività come in Polonia e Marchionne ne è perfettamente a conoscenza. E allora perché questo azzardo ?